Complici la crisi e l’introduzione di regole più restrittive, il numero delle istituzioni finanziarie e monetarie dell’Eurozona nell’ultimo anno ha fatto registrare un nuovo calo, con l’Italia che, in termini assoluti, mette a segno uno dei tonfi più tangibili tra i Paesi Ue.
A rilevarlo la Banca centrale europea, che nel censimento aggiornato al 1° gennaio 2013 annovera un numero complessivo di istituti finanziari e monetari (Ifm) operanti nella zona euro pari a quota 7.059, il 6% in meno rispetto ai 7.533 risultanti al 1° gennaio 2012. La diminuzione di 474 istituti riguarda soprattutto Lussemburgo (-124), Francia (-105) e Italia (-55), mentre in termini relativi le variazioni maggiori si sono registrate in Slovacchia (-30%) e, ancora, Lussemburgo (-22%) e Francia (-9%).
A livello di Unione europea, ricorda la Bce, gli Ifm sono in tutto circa 9mila, in calo di oltre 500 unità nonostante il graduale allargamento dell’area euro a Grecia, Slovenia, Cipro e Malta, Slovacchia ed Estonia e del 28%, quasi 2.800 unità, dall’inizio del 1999. Ad incidere sul calo, soprattutto a partire dal 2011, l’introduzione di nuovi standard e definizioni nel settore e in particolare sulla categoria dei fondi comuni monetari. Nella sola Italia, che nel 1999 annoverava 944 Ifm, nell’arco di 14 anni si è registrato un tonfo del -22,7%, -7% nell’ultimo anno.
Da Francoforte, inoltre, segnalano che gran parte degli Ifm nell’Eurozona, al 1° gennaio scorso, erano rappresentati da istituti di credito con circa l’85,5% del totale. A seguire i fondi d’investimento con il 14%, mentre le banche centrali, Bce compresa, ed altri istituti rappresentano solo lo 0,2% del totale.

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