L’economia italiana crescerà dello 0,2% nel 2015 e dell’1% nel 2016.
È quanto risulta dall’Outlook economico preliminare per il Paesi del G20 presentato ieri dall’Ocse, che in termini di crescita del Prodotto interno lordo per il prossimo anno vede l’Italia retrocedere alla penultima posizione della classifica, seguita dalla sola Russia, ferma a ‘crescita zero’.
Lo scorso settembre l’Ocse aveva stimato una crescita del Pil italiano per il 2015 dello 0,1%.

Eurozona ancora in frenata. Alcuni Paesi dell’Ue stanno “cominciando a risalire la china”, si legge nell’Outlook dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ma nel complesso “l’eurozona sta rallentando fino ad arrestarsi e rappresentare un rischio rilevante per la crescita mondiale, con una disoccupazione che resta alta e l’inflazione ancora lontana dall’obiettivo comune”.
L’Unione, osserva il capo economista Catherine Mann nell’introduzione al Report, “corre il rischio di trovarsi una crescita zero e un’inflazione zero”, motivo per il quale l’Ocse è “preoccupata, molto preoccupata”.
“C’è probabilità di deflazione e di crescita zero del Pil e stagnazione – ha chiarito l’americana che ha preso il posto lasciato vuoto a febbraio dal nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan -, e quando questi rischi si presentano la situazione diventa un momento cruciale per i politici per fare un passo avanti sulle loro proposte in materia di riforme”.
Le stime di crescita dell’Ocse, tuttavia, al momento fanno presumere che tale rischio non si materializzerà, ha aggiunto, anzi “le misure strutturali approvate saranno implementate e porteranno i loro frutti, lo stimolo monetario continuerà, cosa che permetterà all’area euro di ripartire”.
La Banca centrale europea, inoltre, “deve espandere il suo stimolo monetario al di là delle misure finora annunciate”: occorre, in particolare “un acquisto consistente di asset fino a quando l’inflazione non sarà tornata in linea”.

Debito e incertezza finanziaria. Ma la mancata crescita e l’inflazione su bassi livelli di lungo corso hanno rallentato tutti i Big del pianeta.
“Nelle economie avanzate sono stati fatti pochi progressi nella riduzione dei livelli elevati di debito pubblico e privato ereditati dal periodo pre-crisi – scrive la capo economista Ocse, la seconda donna a ricoprire questo ruolo dopo la canadese Sylvia Ostry, nell’introduzione all’Outlook -, in parte perché la crescita è stata lenta e l’inflazione bassa”.
I livelli del debito, tuttavia, “restano alti per gli standard storici” e quindi “il rischio di instabilità finanziaria rimane elevato”.