Il mutuo bancario è una delle forme di finanziamento più diffuse: per le sue caratteristiche finanziarie, infatti, viene generalmente utilizzato per acquistare o ristrutturare la casa di proprietà.
Con il contratto di mutuo la banca trasferisce una certa somma di denaro al richiedente che s’impegna alla restituzione dell’importo concesso (capitale erogato), delle spese connesse all’operazione e al pagamento degli interessi da calcolare sulla base di un parametro finanziario prestabilito (il tasso d’interesse).
La restituzione delle somme avviene in modo graduale nel tempo (piano di ammortamento del mutuo), attraverso versamenti periodici (restituzione delle rate), la cui cadenza può variare, secondo il contratto sottoscritto, da mensile ad annuale.
A favore della banca viene costituita una garanzia sul bene, che nel caso di acquisto di una casa è rappresentata dall’ipoteca sullo stesso immobile oggetto di trattativa.
Agli interessi, come anticipato, possono aggiungersi altri costi connessi all’acquisito dell’immobile e alla stessa pratica di finanziamento, come le spese per l’istruttoria, quelle per la perizia sul bene, i premi assicurativi legati alla casa e allo stesso mutuo bancario, i costi notarili, ed altri che possono derivare dalla specifico prodotto per il quale si è optato: gli intermediari, per questo, devono obbligatoriamente rendere noto al cliente prima della sottoscrizione del contratto l’Indicatore sintetico di costo (Isc), un indice voluto dalle istituzioni monetarie sovranazionali sulla base della normativa comunitaria a tutela dei consumatori che fornisce al cliente una sintesi del costo complessivo del finanziamento.

Nella prassi si è soliti distinguere i mutui sulla base della tipologia di tasso di interesse prescelto: se si opta per un mutuo a tasso fisso, il tasso di interesse rimane costante per l’intera durata del mutuo; se si sceglie per un mutuo a tasso variabile, invece, il tasso può mutare nel tempo, in aumento o in diminuzione, rispetto a quello di partenza secondo l’andamento di un determinato parametro scelto dalla banca (il più delle volte il tasso Euribor, ma spesso anche il Libor o indicatori specifici come ad esempio il tasso Bce).
La rata del mutuo, tuttavia, dipende dal piano di ammortamento scelto: possono dunque riscontrarsi, nella realtà, rate fisse con tassi variabili, o rate costanti, ma anche crescenti o decrescenti, con tasso fisso.

Nella scelta del mutuo, l’attenzione del consumatore (e dell’analista, lato banca) deve rivolgersi soprattutto alla valutazione delle proprie esigenze personali con particolare considerazione del peso della rata sul proprio reddito, anche futuro, e sulla propria capacità di risparmio: fattori, questi, che dovrebbero incidere consapevolmente sulla scelta finale (e la delibera del mutuo, lato banca) dell’importo da erogare, la durata del contratto e la tipologia di tasso.
Ma se si è adottato uno strumento rivelatosi poi inappropriato al proprio profilo, comunque, nulla è perduto: il decreto Bersani n° 7/2007 (convertito nella legge n° 40/2007) ha reso più agevole il rimborso anticipato del mutuo, e dunque il passaggio ad altra formula più consona alle proprie esigenza, eliminando le penali applicate fino a quel momento dalle banche sui nuovi mutui e riducendo quelle sui mutui già accesi prima dell’entrata in vigore del 2 febbraio 2007, data d’entrata in vigore del decreto.

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