In questi giorni, vuoi perché il Sole 24 Ore gli ha dedicato uno speciale, vuoi perché lo spettro della recessione europea ha fatto capolino sui mercati, si torna a parlare di credit crunch, cioè della contrazione del credito, che interessa oggi l’Italia ma non è un fenomeno nuovo per l’economia globale.

Un articolo molto interessante firmato da Raoul Minetti su Italia Futura, spiega in modo dettagliato cos’è il credit crunch, che conseguenze può avere sulla nostra economia e come hanno reagito al fenomeno altre economie, per esempio al statunitense.

Il credit crunch è letteralmente la stretta del credito e a livello economico è collegata alla riduzione della liquidità degli istituti di credito. Se ne parla spesso e con preoccupazione nei periodi di maggiore crisi, quelli in cui l’offerta di credito da parte delle banche subisce una battuta d’arresto.

Accade appunto perché le banche non hanno più liquidi, ma anche perché non hanno patrimoni per effettuare una ricapitalizzazione seria e soprattutto perché se c’è crisi c’è anche paura nel concedere un credito: i rischi collegati alla solvibilità aumentano.

Dalla storia economica globale però si apprende una lezione importante: se non ci sono alternative alla concessione di crediti, l’economia può vacillare.

In America, anche se c’è un periodo di contrazione dei crediti, infatti, le aziende che si vedono negare un mutuo dalla loro banca di fiducia, hanno delle alternative. Nel nostro paese dove le imprese sono medio-piccole e ci si affida soprattutto alla banca locale, le alternative sono ridotte all’osso e questo soffoca l’economia.