Nella manovra approdata già a Palazzo Chigi non è stata inserita la norma che prevede l’abolizione del vitalizio per gli ex parlamentari. Oltre a questo, si parla anche di un taglio agli stipendi dei parlamentari che però dovrebbe ridurre le uscite statali soltanto a partire dalla prossima legislatura.

Quel che Tremonti ha diplomaticamente proposto nella manovra economica, che ha ricevuto anche il plauso dell’Europa, non è tanto il taglio degli stipendi ai parlamentari, quanto piuttosto l’adeguamento dei loro “salari” a quelli degli omologhi europei.

In termini economici il risparmio dovrebbe essere del 50 per cento circa. A titolo esemplificativo, uno stipendio di 11.704 euro dovrebbe essere ridotto a 5.339.

Attualmente l’esborso mensile per il pagamento degli stipendi dei parlamentari è di 1,7 miliardi di euro a cui si aggiungono tutti i costi relativi ad indennità, rimborsi spese, locazioni, auto blu e quant’altro giudicato necessario per la vita in Parlamento. Queste spese secondarie occupano comunque una parte consistente del bilancio.

Adeguare gli stipendi parlamentari agli standard europei, non è una pratica che riguarda soltanto la vita degli onorevole. Dei tagli dovranno essere apportati anche negli enti locali. In realtà, a livello normativo, le riduzioni degli stipendi di consiglieri e rappresentanti regionali, provinciali e comunali, erano già inserite in una legge del 2010 ma il decreto attuativo della stessa legge, non è stato ancora definito.