Secondo i dati sul costo del lavoro diffusi da Eurostat, nel corso dei primi tre mesi di questo 2016 il costo del lavoro stesso sarebbe sceso. Un dato questo dell’Italia, che non si è verificato in nessun altro Paese d’Europa. Un’ottima notizia insomma, se non fosse, però, che insieme al costo del lavoro sarebbero scese anche le retribuzioni.

Stando al calcolo di Eurostat, le retribuzioni orarie sarebbero calate almeno dello 0,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre in Europa il salario orario sarebbe aumentato in media dell’1,7 per cento. Se l’Italia è l’unico Paese dell’Unione a far registrare un calo del costo del lavoro, per contro è anche l’unico che non fa registrare un aumento degli stipendi. Per quanto riguarda il costo del lavoro, l’Italia farebbe segnare un generale calo dell’1,5 per cento (in Europa l’aumento è invece dell’1,7 per cento).

Il costo del lavoro scenderebbe soprattutto grazie ai costi non qualificati come salariali – che fanno registrare un calo del 3,9 per cento – e che vengono favoriti soprattutto dagli sgravi contributivi previsti dal governo.

Se si guarda al salario orario, si scopre che il calo è più contenuto nel settore del pubblico impiego (meno 0,1 per cento) mentre nel settore privato esso è più evidente (meno 0,7 per cento). Sempre per quanto riguarda il settore privato, quest’ultimo avrebbe fatto registrare un calo piuttosto significativo dei costi qualificati come non salariali (meno 5,5 per cento).

Per quanto riguarda infine i singoli settori, a far segnare il calo maggiore nel costo del lavoro è l’industria (meno 2,6 per cento). Nel settore edile il calo è dell’1,4 per cento mentre nei servizi esso si  è attestato attorno al meno 0,2 per cento.