Perché paghiamo tanto il carburante che mettiamo nella nostra auto? E come mai il prezzo è così poco sensibile alle variazioni delle quotazioni del petrolio? Questo genere di domande balena spesso nella testa degli italiani quando sono al volante. Per rispondere a queste domande abbiamo pensato di dedicare un post per capire quali siano le componenti del prezzo che finiamo per pagare alla stazione di servizio.

Come molti di voi già sapranno, su benzina o diesel noi paghiamo una gran quantità di accise – ovvero di imposte indirette calcolate in misura fissa in rapporto alla quantità del bene da tassare – l’elenco completo lo trovate qui. Alcuni di questi balzelli sono stati introdotti più di 70 anni fa per finanziare guerre o situazioni di crisi e non sono state mai cancellate. Su queste accise, così come sulle altre voci del costo benzina o diesel si paga poi l’Iva del 22%. Il risultato finale, secondo la stima fatta dalla Erg ad inizio 2015, è che la componente fiscale pesa per il 64% sul prezzo di un litro di diesel, e per il 69% sul prezzo di un litro di benzina verde.

La parte restante del costo benzina, il 31% per la benzina verde, ed il 36% per il diesel, rappresenta il prezzo industriale, e comprende il costo della materia prima (pesa per il 22% per la benzina verde, e per il 27% nel caso del diesel) e il margine lordo, ovvero quella quota che serve a remunerare tutti i restanti passaggi della filiera – pari al 9% in entrambi i casi.

Le altre stime che ho trovato in rete divergono di poco. Si può stimare che il 7-9% del prezzo della benzina rappresenti il ricavo lordo dei petrolieri, mentre i titolari delle stazioni di servizio si devono accontentare del 2-3% del costo benzina.