Negli ultimi mesi, l’Uruguay ha fatto molto parlare di sé per la legalizzazione della marijuana e il riconoscimento dei matrimoni fra omosessuali,  al punto che l’Economist ha nominato l’Uruguay “paese del 2013″. Incredibile a dirsi, ma la bibbia del liberismo incorona un paese che ha un presidente di formazione marxista e rivoluzionaria come José “Pepe” Mujica.

Pepe è il vecchio nome di battaglia di quando era un dirigente dei guerriglieri Tupamaros. Per questo venne rinchiuso in un carcere militare per 14 anni, due dei quali passati in completo isolamento in un pozzo sotterraneo. In seguito ha creato, insieme ad altre forze, il Movimento di Partecipazione Popolare (MPP), ed è stato parlamentare e ministro.

Io ne parlo oggi perché da quando è stato eletto presidente nel suo paese – era il 2010 – per il suo vero esempio esempio di austerità (e non la variante italiana che ricorda il comico che diceva “son tutti froci col culo degli altri”).

Del suo salario150.000 dollari l’anno - ne dona circa il 90% a favore di organizzazioni non governative ed a persone bisognose. La sua auto blu è un Maggiolino degli anni Settanta. Ha rinunciato pure alla dimora presidenziale – per alloggiare nella casa di campagna di sua moglie – ex leader dei Tupamaros pure lei – Lucía Topolansky.

A chi gli chiede come si sente ad essere il presidente più povero del mondo, Mujica risponde che lui non è povero ma sobrio: ”Non mi travesto da presidente e continuo ad essere come ero. Le cose più belle della vita sono avere degli amici, godere moderatamente del cibo e molto della Natura. Io non sono povero, ho tutto ciò di cui ho bisogno“.

Forse non  è un caso che l’Uruguay sotto la sua presidenza abbia bassi livelli di corruzione… Alla faccia dei nostri politici e dei costi che ci fanno sostenere

photo credit: Vince Alongi via photopincc