Per una volta la politica fa una cosa ben fatta. Oggi gli Uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama – si sono riuniti contemporaneamente – hanno dato una sforbiciata al tetto massimo degli stipendi per i loro dipendenti a 240.000 euro – e parliamo di netto e non di lordo. Invece di tacere – perché comunque gli stipendi anche con il taglio sono qualcosa che la maggior parte degli italiani può solo sognare – numerosi dipendenti di Montecitorio hanno accolto questa decisione con un lungo e polemico applauso – con annesso coretto.

C’è da aggiungere che questo limite è stato fissato per i dipendenti di grado superiore, per cui per le altre categorie il tetto sarà più basso, in modo da mantenere inalterati i rapporti tra le retribuzioni oggi esistenti. Resta aperto il tema delle indennità di funzione, per cui è stato stabilito un limite del 25% del limite retributivo fissato e che non potranno concorrere alla determinazione dell’assegno pensionistico.

Non si sa quanti soldi verranno risparmiati: si parla genericamente di decine di milioni di euro – che magari potrebbero essere utilizzati per contribuire in parte al rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga. È facile aspettarsi che questa mossa porterà ad una corsa verso la pensione di chi oggi in Parlamento supera questo tetto. Basti pensare che alla Camera bastano 25 anni di servizio per un consigliere per superare il limite fissato oggi.

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