Io, come tanti di voi, ho seguito tutte le fasi della rotazione della Costa Concordia come uno spettatore qualsiasi. Ad un certo punto però, ho cercato di capirci qualcosa in più. La prima domanda è scontata: quanto costa tutto questo circo? Il conto finale dovrebbe superare i 600 milioni di euro – non si sa di quanto. Il costo non sembra spaventare l’amministratore delegato di Costa Crociere Michael Thamm: “il meraviglioso ambiente di quest’isola tornerà a essere esattamente com’era prima dell’incidente. I 600 milioni di euro spesi finora sono destinati a salire e, anche se la nostra assicurazione non coprirà l’intero ammontare, non ci sono dubbi: noi pagheremo qualunque sia la cifra”.
A collaborare alle complesse operazioni di salvataggio collaborano esperti ed aziende di tutto il mondo, e per una volta un pezzo di Italia, grazie al proprio know how, fa una bella figura.

Prendiamo ad esempio la fase più delicata dei lavori – ovvero il distacco della nave dalle rocce e la rotazione della nave fino a 24 gradi. L’operazione è stata possibile grazie ai 58 martinetti idraulici - ovvero a dei motori che hanno tirato i cavi di acciaio – di un’azienda emiliana: la Fagioli. Per la loro costruzione l’azienda ricaverà 20 milioni.

I cassoni d’acciaio costruiti sul lato emerso – e gli altri che verranno installati sul lato finora sommerso, per un totale di trenta, oltre ai due blister tank, cassoni speciali costruiti per la prua -, e che sono serviti per rimettere in asse la nave e serviranno a spostarla dal Giglio a maggio-giugno del prossimo anno sono stati costruiti dalla Fincantieri in otto mesi, tra i cantieri di Genova, Palermo, Napoli e Ancona. Per questa commessa l’azienda ricaverà circa 60 milioni.

Un’altra operazione molto complicata è stata la costruzione del falso fondale, sul quale è stata poggiata la Costa Concordia dopo la rotazione di 65 gradi. Il tutto è stato costruito da tre aziende italiane: la Rosetti di Ravenna, la Cimolai di Udine e la pisana Gas&Heat, per una commessa complessiva di – grossomodo – 40 milioni di euro. La romagnola Trevi, infine si è occupata delle perforazioni per ancorare al fondo marino le 11 torri di ritenuta utilizzate nella fase di raddrizzamento della nave – per una valore della commessa di 15-20 milioni di euro.

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