Sono passati due anni e mezzo da quel tragico 13 gennaio 2012, e con ogni probabilità tra pochi giorni la Costa Concordia lascerà l’isola del Giglio per il suo ultimo viaggio destinazione Genova. Come sapete il governo Renzi ha detto di sì all’unica proposta sul tavolo, quella del consorzio San Giorgio, Mariotti e Saipem.

Le uniche informazioni che abbiamo sullo smantellamento della nave è il costo100 milioni. Una cifra che fa salire l’esborso complessivo per rimuovere e smontare la nave ad oltre 700 milioni – e nel conto non sono ancora conteggiati i costi di trasporto della Concordia per l’ultimo viaggio. Chi paga la fattura? la Costa Crociere e Carnival – la società che controlla la compagnia di navigazione. Il suo presidente, Michael Thamm, ha assicurato che “parte dei costi saranno coperti dalle assicurazioni», ma che «non ci preoccupa l’aspetto finanziario quanto il ripristino dell’ambiente: il nostro impegno è riportare l’isola a come era prima dell’incidente. E fidatevi, lo faremo” – e noi cerchermo di seguire la faccenda per voi.

Sono filtrati molte più informazioni sull’ultima fase del recupero presso l’isola del Giglio. I centinaia di tecnici ed ingegneri della Titan Micoperi hanno installato 28 dei 30 cassoni che serviranno per far galleggiare la nave fino al porto di Genova. Si prevede che, entro una decina di giorni, siano montati anche gli ultimi due dispositivi, e che, verso il 13 luglio, dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni, inizi la fase del rigalleggiamento.

Tre o quattro giorni dopo sarà possibile – se tutto va bene, e una volta ottenute tutte le autorizzazioni – per la Concordia lasciare per sempre l’isola del Giglio. C’è una certa fretta visto che, per spostare la nave, la finestra più favorevole per le condizioni meteo va dal 13 luglio all’8 di agosto. La soluzione del porto di Voltri sembra l’unica dal momento che, nonostante le pressioni dei toscani, il porto di Piombino non è ancora attrezzato per questo tipo di operazioni.

Per una volta la politica non è entrata a gamba tesa sulla realtà, l’alternativa a Genova non c’era, visto che da quello che riportano i media, il porto di Piombino non è ancora attrezzato per questo tipo di operazioni. E quindi si sarebbe corso il rischio di lasciare la nave al Giglio un altro inverno, aumentando ancora i rischi ecologici per l’isola toscana

photo credit: Carlo Mirante via photopin cc