Al momento dell’annuncio del suo avvento, il governo Letta aveva spiegato che la service tax avrebbe dovuto sostituire Tares ed Imu, per cui avrebbe dovuto avere un meccanismo duale. In realtà questa nuova tassa dovrebbe funzionare su tre gambe e non su due.
Un prelievo iniziale dovrebbe essere di 30-35 centesimi a metro quadro o del 3,5 per mille. Nel secondo caso però non si sa quale sarà la base imponibile su cui calcolare tale percentuale. Il meccanismo più semplice sarebbero le attuali rendite catastali, ma come tutti sappiamo questi valori non fotografano la realtà.

L’idea sarebbe quella di cercare di rappresentare i valori di mercato ricorrendo alle stime fornite dagli osservatori immobiliari. Vedremo. Ai valori ottenuti comunque verrà applicato un tetto massimo…

Le altre due parti di imposta sarebbero rappresentate dalla Tari e dalla Tasi. Il primo spezzone dovrebbe coprire i costi dello smaltimento rifiuti. Il prelievo dovrebbe coprire chi fa più rifiuti. Anche in questo caso si prevede uno sbarramento: non potrebbe superare 1/4 dell’intero valore dell’imposta.

Il secondo spezzone dovrebbe riguardare invece i servizi indivisibili erogati dai comuni, come la circolazione e l’illuminazione stradale. In questo caso ci sarebbero riduzioni d’imposta per i nuclei che hanno un basso reddito familiare.

La service tax potrà essere versata in quattro rate – la prima tra gennaio e marzo, l’ultima a dicembre – con la possibilità di pagare tutto in un’unica soluzione a giugno. Il governo Letta assicura che il peso complessivo dell’imposta dovrebbe essere inferiore al 50% della somma di Imu e Tares. Per questo Palazzo Chigi sta pensando di mettere un tributo all’imposta, e oltre a questo sta ragionando su un trasferimento ai comuni di 1,8-2 miliardi di euro.

Questo dovrebbe dare ai comuni la possibilità di esentare, per la componente che corrisponde alla vecchia Imu, i proprietari delle prime case. Noi vi terremo aggiornati.

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