Ieri abbiamo introdotto il termine signoraggio. Di cosa si tratta? Con questa parola si indica l’insieme delle risorse che un governo guadagna quando stampa moneta. Secondo i complottisti sarebbe pari alla differenza tra il valore nominale di una moneta e il costo per produrla e distribuirla. Ad esempio, se per produrre una banconota da 50 euro si sostiene il costo di un euro, il signoraggio sarebbe pari a 50 – 1 = 49 euro solo per una banconota. Moltiplicando questa differenza per il numero di banconote in circolazione nella sola zona Euro, si otterrebbe una cifra stellare che secondo i sostenitori del complotto verrebbe poi spartita tra banchieri e poteri forti a tutto svantaggio dei cittadini.
La realtà porta ad una conclusione diversa. Dopo averle stampate, la banca centrale usa le banconote per comprare titoli dal sistema bancario. L’acquisto avviene quasi sempre tramite operazioni a termine, per cui alla scadenza, la Banca Centrale riceve indietro i soldi e la controparte bancaria i titoli. La banconota da 10 euro che avete in tasca torna sempre al punto di partenza – anche perché nel giro di un paio di anni sarà già così usurata da dover essere sostituita –: una volta stampata ed usata per essere scambiata con i titoli, l’avete prelevata dal bancomat, la usate per fare la spesa dal fruttivendolo, che la deposita sul suo conto corrente bancario, ed il sistema bancario, alla scadenza dell’operazione, la rende alla banca d’Italia in cambio dei titoli.
Per questo si può definire più propriamente il signoraggio come “la differenza tra i ricavi ottenibili dall’investimento in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione”. La banca centrale canadese ci viene in soccorso con un esempio sul tema. La banconota più usata in questa parte del mondo è quella da 20 dollari canadesi. Investendola in attività finanziarie ad un tasso di interesse del 2,5%, questo pezzo di carta da un interesse annuo di mezzo dollaro.
Se ripartiamo il suo costo di produzione (19 cents) per la vita media della banconota (7 anni e mezzo) abbiamo un costo di produzione pari a circa 2,5 cent all’anno. Se ad esso aggiungiamo costi di distribuzione per circa 2 cent l’anno, otteniamo il costo complessivo di 4,5 cent. Da ogni banconota da 20$ in circolazione, Bank of Canada guadagna 45,5 cent l’anno. Se moltiplichiamo questa somma per gli oltre 60 miliardi di banconote presenti sul territorio canadese otteniamo una somma che negli ultimi anni si è attestata tra gli 1,4 e i 2 miliardi di dollari canadesi. In Europa il reddito da signoraggio è inferiore, visto che le banconote in carta di cotone hanno una durata media inferiore a quella dei dollari canadesi – composti invece da polimeri riciclabili. Secondo il bilancio 2006 della Banca d’Italia, “il reddito da signoraggio della BCE” in quell’anno è stato “pari a 1.319 milioni, dei quali 241 riferibili all’Istituto (158 nel 2005)”. I singoli governi ncassano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche. Si tratta di un reddito quasi sempre modesto, eccezion fatta nel caso di stati di piccole dimensioni come la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano, visto che le loro monete diventano oggetto di collezione.
In Italia vengono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per il reddito da signoraggio delle monete metalliche vale la differenza tra valore nominale e costo di produzione. La differenza di calcolo è determinata dal fatto che le monete vengono vendute, mentre i biglietti – come abbiamo visto – no.


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