Prometeia ha fatto una simulazione completa, partendo dai bilanci di tutte le banche italiane – comprese le Bcc – per vedere cosa succederebbe in caso venisse applicata la direttiva del bail in agli istituti di credito italiano sul modello di quanto è successo alle 4 banche salvate alla fine dell’anno passato. Quali sono i risultati? Anche nella peggiore delle ipotesi, nessun conto corrente - anche sopra i 100.000 euroverrebbe toccato. Non rischierebbero quasi nulla nemmeno i detentori di obbligazioni bancarie senior. Le perdite riguarderebbero gli azionisti, mentre dovrebbero sostenere perdite parziali anch ei detentori delle obbligazioni più rischiose – ovvero gli Additional tier 1 e i bond subordinati.

I calcoli sono stati fatti applicando agli istituti di credito italiano le stesse svalutazioni che lo scorso novembre l’Ue ha imposto alle quattro banche regionali – ovvero Banca Marche, Banca Etruria, CaRiFe e CariChieti:  i loro non performing loan sono stati abbattuti dell’82,5% passando dagli 8,5 miliardi – l’importo a cui erano inseriti a bilancio – a 1,5 miliardi. Una parte della tempesta che si è scatenata sui mercati è dettata dal fatto che da allora gli investitori hanno immaginato che questo livello di accantonamenti diventasse uno standard per tutto il sistema bancario italiano, su cui pesano circa 200 miliardi di sofferenze. Poco conta che che nessuno, Mario Draghi in primis, voglia chiedere qualcosa di simile: da fine novembre le banche italiane – ma anche quelle europee hanno perso quasi un terzo della loro capitalizzazione.

Se si dovesse immaginare l’impatto di queste ipotesi estreme sulle banche italiane si assisterebbe ad una svalutazione per 35,4 miliardi – 31,2 sarebbero a carico delle prime 13 banche. La perdita netta sul totale degli attivi si aggirerebbe tra l’1 e l’1,2%, secondo Giuseppe Lusignani, vice presidente di Prometeia, si tratterebbe di “una perdita molto contenuta se confrontata con circa il 3%, che è il valore medio di perdita delle banche in Europa durante la crisi finanziaria –  - senza contare che il comparto ha già subìto perdite per circa 55 miliardi nel corso degli ultimi 4 anni, riuscendo tuttavia a sopportarne gli impatti negativi“.

Per coprire questa svalutazione andrebbero in fumo 26 miliardi di capitale degli azionisti – e bisognerebbe anche raccogliere altri capitali per circa 14 miliardi. Questi soldi verrebbero recuperati in parte – circa 4,3 miliardi di euro – con una conversione in azioni del 72% circa degli strumenti ibridi – gli Additional Tier 1 – presenti sul mercato. La parte restante arriverebbe invece dalla conversione in azioni di circa il 17% dei subordinati in circolazione. Verrebbero toccati solo lo 0,02% dei bond bancari senior in circolazione, mentre nulla accadrebbe ai conti correnti.