Mario Draghi ha tirato di nuovo fuori il bazooka. Gli obiettivi sono diversi: evitare attacchi al debito pubblico di alcuni paesi della zona euro – in primis l’Italia -, combattere la deflazione – malattia potenzialmente molto pericolosa per l’economia – e fare tutto il possibile per risollevare l’economia.

Al di là di questi obiettivi, è utile capire anche cosa cambierà nel breve per le tasche delle famiglie con queste mosse. Il primo effetto si avrà al momento del pagamento della rata del mutuo. L’effetto per chi ha un mutuo a tasso variabile sarà un nuovo abbassamento della rata, ma solo di pochi euro al mese. Secondo Roberto Anedda, direttore Marketing di MutuiOnlineè ipotizzabile che il tasso Euribor, che adesso a tre mesi è allo 0,22%, vada giù di un altro 0,10%. Anche le banche abbasseranno lo spread. Di sicuro il costo del denaro resterà ai minimi storici per almeno altri 18 mesi ancora“.

Con questa nuova riduzione dei tassi dovrebbe essere più conveniente contrarre mutui a tasso fisso. Attenzione però, visto che i tassi saranno molto bassi piuttosto a lungo, stabilire se scegliere il tasso fisso o quello variabile è molto complicato.

Dimagriranno pure i rendimenti – già molto limitati – di conti deposito, libretti postali, polizze vita… Ciò significa che sarà ancora più difficile far fruttare i propri capitali visto che con ogni probabilità il 2016 sarà un anno molto volatile per le borse – e qualcuno sarà spinto a risparmiare di meno e a spendere di più aiutando l’economia a ripartire.

La nuova riduzione dei tassi di interesse dovrebbe aiutare il mercato immobiliare, perché la riduzione della rata dovrebbe favorire la domanda, mentre la riduzione dei rendimenti finanziari dovrebbe rendere più remunerativo l’investimento immobiliare.

Un altro effetto per le tasche delle famiglie potrebbe materializzarsi in termini di nuove commissioni sul conto corrente. Chi lascia grosse somme sul conto potrebbe dover pagare extra-costi. E gli istituti di credito potrebbero cercare di rivalersi sui clienti aumentando le commissioni, perché coi tassi così bassi – e per tanto tempo – guadagnano di meno sulla differenza tra i tassi della raccolta e quelli degli impieghi.

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