La Fed ha alzato i tassi Usa dello deciso di alzare i tassi Usa dello 0,25% ponendo fine all’era del denaro a costo zero – l’ex-presidente della Fed Ben Bernanke aveva azzerato i tassi il 16 dicembre 2008. Questa svolta è stata ampiamente preparata visto che un rialzo dei tassi Usa manca dal 2006. La svolta era attesa da tempo, ma poi la crisi dei mercati finanziari cinesi ha complicato i piani di Janet Yellen, il presidente della Fed. A questo dovrebbero seguire altri aumenti dei tassi Usa, che — come analizza la Federal Reserve nel comunicato in cui spiega la decisione — saranno “graduali” perché le “condizioni garantiscono solo aumenti graduali“.

Con il mini aumento dei tassi – ce ne dovrebbero essere altri 4 nel corso del 2016 -, Janet Yellen vuole limitare il rischio legato all’esplosione di bolle nell’immobiliare o sui mercati finanziari – oltre a crearsi un cuscinetto per poter agire con nuovi ribassi se ci fosse in futuro un rallentamento economico. Alla fine del 2016 i tassi Usa dovrebbero essere intorno all’1,4%. La Fed ha anche spiegato che non verranno nemmeno meno i sostegni offerti al sistema economico attraverso l’acquisto di titoli: ciò che rientrerà per quelli in scadenza verrà reinvestito.

Il progressivi aumento dei tassi Usa dovrebbe rafforzare il cambio del dollaro in rapporto alle altre valute, riducendo in parte l’effetto del basso prezzo del petrolio. Un euro debole dovrebbe favorire le esportazioni europee e quindi italiane, rafforzando la fragile ripresa del nostro paese e dell’Ue. Per quanto riguarda la borsa di New York, gli analisti vedrebbero più a rischio i corsi azionari con una piena occupazione (disoccupazione al 4%, contro il 5% attuale) e una crescita dei salari più sostenuta che con un aumento dei tassi.

Vedremo gli sviluppi futuri. Nel recente passato altre banche centrali – in Svezia, Canada e Israele – sono state costrette a tornare sui loro passi dopo essere intervenute troppo frettolosamente sul costo del denaro.