In cinque anni l’Italia ha perso 230 miliardi di euro in mancata crescita.
Ciò per il Paese, e per l’Europa intera, si è tradotto in una “concausa dell’avvitamento verso la recessione”: ora occorre occuparsi delle emergenze, che sono “decrescita ed occupazione”, senza però abbandonare la linea del rigore.
È quanto osserva la Corte dei conti descrivendo la situazione dei conti pubblici italiani alla vigilia della chiusura della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.
Durante la presentazione del Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica, il presidente Luigi Giampaolino, commentando la decisione che Bruxelles ufficializzerà oggi, l’ha definita come “un riconoscimento dei sacrifici che tutto il Paese ha posto in essere”, ricordando che gli eventuali margini di flessibilità che ne deriveranno dovranno essere utilizzati “in modo oculato”.

Stimoli alla crescita, non deroghe a spendere. La strada del rigore, che ha avuto un forte peso in termini di mancata crescita, non può però essere del tutto abbandonata, perché il debito sovrano è il vero “tallone d’Achille” dei conti pubblici italiani.
Per il presidente della magistratura contabile, “ciò che serve all’Italia dall’Europa sono stimoli per crescere di più, non deroghe per spendere di più”, perché “se si abbandona la strada del risanamento”, prima che i partner europei, “sarebbero gli stessi mercati a punirci”.

Ora stop all’aumento delle imposte. Per la Corte, se il precedente esecutivo “ha mancato il conseguimento del programmato pareggio di bilancio”, nonostante il rigore, per 50 miliardi di euro, “il passaggio alla nuova legislatura sembra proporre un primo tentativo di operare in discontinuità da una politica di bilancio che, a partire dall’estate 2011, ha dovuto fare affidamento su consistenti aumenti di imposte, nonostante le condizioni di profonda recessione in cui versava l’economia”. “La perdita permanente di prodotto si è tradotta in una caduta del gettito fiscale ma non in una riduzione della pressione fiscale”.
La riduzione della pressione fiscale, sottolinea la magistratura contabile, è tuttavia un obiettivo “non facile da coniugare con il rispetto degli obiettivi europei”, mentre “di più immediata percorribilità potrebbe rivelarsi una scelta volta ad aumentare l’equità distributiva del prelievo” e la semplificazione del sistema, diffidando, invece, dall’idea che tagliando le tante agevolazioni fiscali che abbattono il gettito sia possibile reperire fondi a copertura di eventuali riduzioni delle imposte.

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