Italia in fondo alla classifica europea della trasparenza. Secondo il rapporto di Transparency International, pubblicato oggi, l’indice CPI che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico a livello globale posiziona l’Italia al 72esimo posto su 174 con un punteggio di 42 su 100. Ben lontano dalla sufficienza e soprattutto dai Paesi ritenuti più etici: Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda (tutti e tre con un voto di 90/100).

Corruzione, opacità, scarsi livelli di integrità, uniti a deboli sistemi di controllo e valutazione non comportano “solamente” una mancanza di moralità ed eticità nella governance del Paese, ma hanno un impatto negativo devastante sull’economica e la credibilità dell’intero sistema Paese: la Corte dei Conti ha stimato che ogni punto in meno nell’indice CPI pesa in maniera grave sugli investimenti esteri. Senza contare che la corruzione è in grado di far lievitare i prezzi delle grandi opere pubbliche fino al 40% in più.

Tuttavia, nel sondaggio svolto internamente da TI-Italia fra i suoi soci e sostenitori, torna un dato positivo: i cittadini si sentono protagonisti del contrasto alla corruzione. Che sia la sfiducia nelle istituzioni o un ritrovato senso civico, alla domanda su chi debba essere il leader della lotta alla corruzione, quasi il 30% risponde i cittadini; seguono il Governo (25%) e, molto distante, la Magistratura (14%).