La notizia che rimbalza da questa mattina tra rete, giornali, radio e tv, fa gridare i molti allo scandalo: Equitalia si è fatta corrompere.

Il coro di indignazione a breve echeggerà anche dalle stanze romane dei bottoni, con dichiarazioni che punteranno allo sgomento, accuse verso i colpevoli, e di certo alcuni schieramenti avranno affermazioni del tipo “ecco un altro motivo per eliminare Equitalia!”.

Premetto che io sono diffidente e scettico di natura, e sopratutto davanti alle istituzione, amo ricordare le parole di un caro amico con qualche capello bianco in più del mio “…ogni uomo ha un prezzo. Sempre. Ricordalo…”.

Aspettavo questa notizia già da qualche anno, sopratutto da quando la Società di Riscossione ha dato il via al selvaggio attacco sulle prime case dei cittadini. Perchè in Italia funziona da sempre così: il cittadino piccolo imprenditore, l’impiegato in difficoltà per la riduzione dello stipendio, i meno abbienti, subiscono in maniera continua la pressione dello stato, le ingiuste gustizie della giustizia uguale per tutti dei palazzi dello stato, e la mannaia di Equitalia. E spesso mi domando: “ma i pesci grossi? Come si comporta con le grandi aziende Equitalia? Secondo me….”

Ed ecco la notizia: “Equitalia sotto torchio. In corso un’inchiesta per corruzione. A coordinare le indagini i due pubblici ministeri romani  Francesca Loi e Francesco Ciardi, che hanno disposto 29 perquisizioni. La Guardia di Finanza sta perquisendo le sedi Equitalia di Genova, Roma e Tivoli, e le abitazioni di diversi imprenditori tra Venezia, Napoli, Caserta ed altre città “, come scrive Roberto Bosio su Leonardo.it.

Ma facciamolo qualche nome, così da spiegare come poter farsi amica Equitalia ed evitare pagamenti e pignormenti: il Commercialista Domenico Ballo, l’ex dirigente Equitalia Sud Roberto Damassa, l’impiegato Salvatore Fedele, l’imprenditore Romolo Gregori, e l’intermediario Alberto Marozzi. Accertamenti sono stati avviati anche per altre tredici persone sospette, tra imprenditori e impiegati-dirigenti Equitalia. L’indagine nasce da una inchiesta precedente denominata  “All inclusive”, originata in seguito al sospetto fallimento di due società del settore alberghiero, con a capo la famiglia romana Roscioli.

Presentati i protagonisti, ecco il sistema. Damassa e Fedele, con la partecipazione del commercialista Ballo, facevano figurare finti pagamenti dei tributi Inps, che ovviamente l’ente previdenziale registrava come pagamenti ricevuti, in modo da poter garantire l’ottenimento di falsi requisiti che avrebbero così garantito il piano di rateizzazione. I tre incassavano per il “disturbo” circa mille euro ad operazione. Per ora, sono stati accertati favori ricevuti dai su citati Romolo Gregori, titolare della Gresa srl e Alberto Manozzi, con il doppio ruolo di intermediario e corruttore.

Direi semplice no? Tanto che questi sono i primi nomi, ma sembra che la rete di corruttori e dirigenti, sia molto più ricca. Dico “tanto che”, perchè il sistema è semplicissimo; ma sopratutto, è il classico sistema all’italiana: non voglio pagare, e quindi trovo chi i aiuta a non farlo. Tanto posso pagarlo! Come dire: mi faccio un auto condono, sicuramente troverò chi lo incassa e mi cancella il debito, mi aiuta a rateizzare la somma che non riesco a “condonare” ed evita il pignoramento.