Molti cittadini laureati, vedendo allontanarsi il giorno del pensionamento, hanno pensato bene di dare uno sguardo alle alternative che il mondo del lavoro e della previdenza, offre a chi ha lavorato e ha anche studiato. Una soluzione interessante è il riscatto degli anni di laurea, ma conviene?

Riscattare gli anni trascorsi sui banchi dell’università era molto di moda qualche anno fa, quando gli italiani che avevano risparmiato qualcosa investivano nel loro cassetto previdenziale. In pratica in base al reddito percepito al momento della richiesta del riscatto, si calcolavano i contributi da versare. Chiaramente anche a rate.

Il Sole 24 Ore si chiede se oggi, alla luce della riforma delle pensioni, abbia ancora un senso riscattare la laurea. L’articolo nasce come risposta ad un lettore che ha interesse a riscattare sia gli anni di laurea che quelli del militare.

Gli esperti del quotidiano economico nazionale spiegano che la convenienza sta negli anni da riscattare e cruciale risulta essere proprio il 1996. Perché? Perché quell’anno si è passati al sistema contributivo.

I contributivi puri, quelli che hanno iniziato a versare i contributi dopo il 1996 possono usufruire di un pensionamento anticipato. Il riscatto di un periodo antecedente al 1996 preclude questa possibilità.

Ogni contribuente, ad ogni modo, deve considerare la convenienza del versamento rateizzato dei contributi volontari legati al periodo da riscattare e la possibilità di lavorare un po’ di meno prima del pensionamento.