A determinati valori dell’ISEE è vincolato l’accesso a diverse prestazioni sociali ed assistenziali agevolate, con l’obiettivo di aiutare le famiglie meno abbienti. Per ottenere Indicatori di Situazione Economica Equivalente di valori più bassi, simulando così uno stato di bisogno, i cosiddetti furbetti dell’ISEE forniscono dichiarazioni errate o omettono alcune informazioni patrimoniali. Ovviamente poi c’è anche chi sbaglia in buona fede, magari non avendo compreso per bene la norma.

In entrambi i casi, gli organi di controllo effettuano verifiche incrociate con lo scopo di individuare casi di anomalie, incongruenze ed omissioni. A vigilare sulla correttezza delle informazioni contenute nella DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), presentata ai fini dell’ottenimento dell’ISEE, sono l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, la Guardia di Finanza e tutti gli enti pubblici che erogano prestazioni assistenziali.

Ricordiamo che dopo la riforma ISEE 2015, nella DSU solo una parte delle informazioni viene auto-dichiarata, il resto viene recuperato direttamente dall’INPS facendo accesso ai propri archivi, a quelli dell’Agenzia delle Entrate e all’Anagrafe Tributaria.

Il primo passo, effettuato dall’Agenzia delle Entrate, è quello di incrociare i dati dichiarati con la ricostruzione sintetica della capacità patrimoniale e reddituale del contribuente. L’INPS effettua lo stesso controllo incrociato con i dati in proprio possesso relativamente ai rapporti di lavoro, redditi da pensione o altri trattamenti pensionistici, assistenziali o agevolazioni. Le informazioni sui casi più a rischio passano alla Guardia di Finanza per le successive attività di accertamento e verifica sul diritto alle prestazioni.

Le informazioni vengono prelevate da Agenzia delle Entrate e INPS principalmente dall’Anagrafe Tributaria, che ingloba tutte le informazioni di natura fiscali dei contribuenti (stipendio percepito, dichiarazioni dei redditi, possedimenti immobiliari, quote societarie, azioni e partecipazioni, polizze vita polizze, auto o moto possedute, conti correnti, mutui, etc.).

Nel caso in cui gli errori e le omissioni commesse possano essere potenzialmente frutto di incomprensioni nella normativa, il Fisco potrà chiedere al contribuente la presentazione di un nuovo modello ISEE o una nuova DSU “correttivi”. Se invece emergono chiari riscontri di dichiarazioni false o mendaci scatta l’applicazione degli articoli 75 e 76 del testo unico sulla documentazione amministrativa che prevedono pene quali la reclusione fino a 3 anni e multe fino a 516 euro.