Il contributo di solidarietà lo devono dare tutti coloro che in dichiarazione dei redditi portano una base imponibile che supera i 300 mila euro. In che termini e secondo quali scadenze debba essere versato, è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate.

Si scrive contributo di solidarietà, si legge, incremento dei versamenti all’Erario. Dietro una nomenclatura filantropica, infatti, si cela una nuova tassa che a colpire le persone identificate come “ricche”, coloro che portano in dichiarazione un imponibile più alto di 300 mila euro.

Il contributo di solidarietà, infatti, lo devono corrispondere tutti i soggetti passi Irpef, per una quota pari al 3% sul reddito che eccede i 200mila euro. La disposizione è già operativa dal primo gennaio 2011 e sarà in vigore fino al 31 dicembre 2013.

Alla fine dell’anno prossimo, infatti, il governo spera di aver riequilibrato i bilanci. L’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad emanare una circolare, la numero 4/E il 28 febbraio, con tutte le istruzioni necessarie.

In generale nella base imponibile su cui applicare questa imposta straordinaria, rientrano sia i redditi fondiaria, sia quelli di capitale, quelli da lavoro dipendente, da lavoro autonomo, i redditi d’impresa e i redditi diversi. Per avere maggiori informazioni sul calcolo, in relazione alla propria condizione (dipendenti pubblici, pensionati, dipendenti, etc) è necessario consultare il sito di FiscoOggi.

Ci sono le indicazioni necessarie anche per la deducibilità del contributo.