Si fa un gran parlare della riforma del mercato del lavoro e si discute soprattutto di flessibilità in entrata e in uscita ma come potrebbero cambiare i contratti se fosse approvata la proposta Fornero? Si parla di ridurre ai minimi termini le tipologie di contratto. A che punto è la discussione?

Esiste una bozza della riforma del lavoro, fatta dalla Fornero che prende in esame alcune tipologie contrattuali. Cerchiamo di capire come potrebbe cambiare il mondo di coloro che hanno sottoscritto un contratto a progetto, un contratto a tempo determinato, oppure rientrano in un apprendistato o hanno la partita IVA.

Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato l’obiettivo è di scoraggiare le aziende nell’uso del contratto parziale. Un’idea non sostenuta dagli industriali che dovrebbero pagare l’1,4 per cento di contributi in più per i “precari”. In più sarebbe introdotto l’obbligo di non sfruttare questa tipologia contrattuale per più di 36 mesi.

Per i contratti a progetto è previsto che i datori di lavoro indichino la definizione esatta del progetto e non si avvalgano più della clausola di licenziamento anticipato rispetto alla scadenza del progetto. Collegato a questo provvedimento anche l’aumento dell’aliquota INPS per gli iscritti alla Gestione separata.

Per chi invece ha un contratto di apprendistato, sarà obbligatorio un tutor, la certificazione della formazione e lo sfruttamento da parte dell’azienda, di questo periodo per introdurre il lavoratore (di età compresa tra i 18 e i 29 anni) nell’azienda.

Per le partite IVA si cercherà di capire se si tratta di lavoro continuativo e subordinato e non autonomo ed occasionale. La discriminante sarà il prolungamento del contratto oltre il limite dei sei mesi.