Il decreto salva Italia è stato approvato in tempi record dal Parlamento. Ieri ha ottenuto l’ultimo via libera dal Senato sul testo approvato già alla Camera, poi la firma del Capo dello Stato e l’invio alla Gazzetta Ufficiale. Il governo tecnico è stato invitato da più fronti a redigere una manovra economica per salvare l’Italia dalla crisi. Il testo è stato redatto e poi approvato nel tempo recordi di 16 giorni. Una celerità che fa ben sperare anche se manca l’approfondimento sui numeri e i principi guida del Salva Italia.

Iniziamo dai numeri che sottolineano l’insistenza sul lato fiscale. Il Governo ha deciso di riequilibrare i conti nel più breve tempo possibile riducendo il peso del debito pubblico. Nel 2012 lo Stato dovrebbe incassare 26,6 miliardi di euro.

In più le spese saranno ridotte di 4,6 miliardi. Nel 2013 lo scenario cambierà leggermente con un’incidenza delle entrate nella manovra pari al 79 per cento (dall’85 per cento del 2012) e poi al 74 per cento del 2014.

Sicuramente uno dei pilastri del decreto salva Italia resta la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, accompagnata dalla rivalutazione delle rendite catastali e da una serie di tasse applicate ai capitali scudati. Poi ci sono da inserire nel computo valoriale anche la riforma delle pensioni e la volontà di eliminare le agevolazioni fiscali e assistenziali.