Consumatori di traverso contro la prospettiva di un nuovo aumento dell’IVA. Mancano ancora oltre 6 mesi alla data indicata dall’esecutivo Monti per il passaggio dell’aliquota IVA dal 21 al 23% che secondo le associazioni dei consumatori aderenti a al Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Casper) porterebbe un nuovo forte aggravio per le famiglie italiane con ripercussioni negative per l’evoluzione dei consumi.

Le 4 sigle aderenti al Casper (Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) hanno pertanto rivolto oggi un appello al premier italiano, Mario Monti, e alle forze politiche italiane chiedendo di fare dietrofront sull’annunciato aumento dell’Iva previsto per ottobre. L’aumento di 2 punti percentuali dell’IVA si tradurrebbe in un aggravio di spesa quantificabile in 418 euro annui a famiglia solo di effetti diretti, “senza considerare gli arrotondamenti dei prezzi e i fenomeni speculativi”, rimarca la nota delle associazioni dei consumatori. Cifra che va ad aggiungersi ai 385 euro di maggiore spesa a famiglia determinata dal precedente aumento dell’Iva di settembre 2011, quando l’aliquota è passata dal 20 al 21%.

Possibili ripercussioni anche su economia e lavoro

Una stangata complessiva per effetto dell’Iva pari a 803 euro annui a famiglia. “Una spesa – sostengono Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori – che molti nuclei familiari non possono permettersi di affrontare, e che spingerebbe migliaia e migliaia di cittadini nella fascia di povertà, con effetti disastrosi sul fronte dei consumi e relative ricadute negative sulle piccole e medie imprese. L’aumento dell’Iva, inoltre, accentuando la crisi delle imprese, porterebbe a licenziamenti di massa con effetti disastrosi anche sul fronte sociale”. Casper pertanto chiede al Governo Monti di fare dietrofront sull’aumento dell’Iva al 23% ed evitare una catastrofe a danno dei consumatori e dell’economia.