Più multe rispetto all’anno precedente, ma meno salate. E’ quanto emerge dalla relazione annuale della Consob presentata quest’oggi a Milano. Nel 2015, la Commissione che vigila sulla borsa e le società quotate ha concluso 268 procedimenti sanzionatori, 236 dei quali si sono conclusi con l’applicazione di sanzioni pecuniarie, mentre nel 2014 erano stati 160 i procedimenti e 140 quelli conclusi con sanzioni. Tuttavia, a calare, e notevolmente, è stato l’importo complessivo delle medesime sanzioni: 12,1 milioni di euro nel 2015, contro i 20,6 del 2014.

A giustificare la differenza interviene la considerazione della stessa Consob in merito all’eccezionalità di alcune vicende relative al 2014, che ha fatto lievitare il monte sanzioni. Ben 16 milioni su 20,6, infatti, erano stati comminati alle società coinvolte nei casi Monte dei Paschi di Siena, Proto, Bolloré per Premafin e Ligresti-Erbetta per Fonsai-Milano Assicurazioni. Nel 2015, invece, non ci sono stati procedimenti altrettanto eclatanti, e la sanzione più salata è stata quella comminata a Tercas, pari a 976mila euro. Da un anno con l’altro, e per i medesimi motivi, sono calate anche le sanzioni accessorie interdittive: dai 156 mesi complessivi del 2014 si è passati ai 138 mesi del 2015. In aumento, invece, il valore totale dei beni confiscati al termine dei procedimenti per violazione in materia di abusi di mercato: dai 396mila euro del 2014 ai 594mila euro del 2015.

Tra gli altri aspetti più rilevanti evidenziati dalla relazione, vi è la crescita della presenza degli investitori esteri nelle società italiane: relativamente alle società di media e grande capitalizzazione, siamo passati dal 12% del capitale in mano a stranieri del 2012 al 19,7% del 2015 (nel 2014 si era al 18%). Inoltre, si sottolinea la rinnovata fiducia degli italiani nei confronti dei mercati finanziari: il 35% delle famiglie è attiva con almeno uno strumento, contro il 26% del 2013. Percentuali sempre più prossime a quelle precedenti la crisi finanziaria del 2008 (38%). Contemporaneamente, scende il numero di famiglie che possiede titoli di Stato: 11%, contro il 13% del 2014.