Il taglio del rating americano ha tenuto in allerta i mercati per due settimane fino a quando non la temuta Moody’s ma l’altra grande protagonista del rating, la Standard&Poor’s ha dettato legge.

La prima reazione è arrivata da Pechino e dal Giappone, ma adesso sono i risparmiatori a fare i conti.

Dalla Cina è arrivato l’invito a fare delle riforme strutturali per rendere di nuovo affidabili i titoli statunitensi che, almeno a livello finanziario e borsistico, hanno praticamente perso credibilità.

Sempre sul versante asiatico, il Giappone ha acquistato 50 miliardi di dollari nella speranza di deprezzare lo yen che con il suo valore sta mettendo a rischio la ripresa economica del paese.

In realtà chi investe nel mercato USA sono anche i risparmiatori italiani che adesso si trovano di fronte ad un’altalena tutt’altro che gestibile.

A livello numerico si parla di circa 150 fondi italiani ed esteri gestiti da intermediari italiani che operano nel mercato azionario americano. In più ci sono circa 60 fondi che selezionano titoli obbligazionari denominati in dollari.

I primi consigli che gli economisti rivolgono ai risparmiatori è di non farsi prendere dal panico delle vendite e controllare, per quanto riguarda le azioni, i titoli che sono in controtendenza. In gergo tecnico sono i titoli salmone, quelli che tentano la risalita controcorrente.