Per trovare lavoro, in Italia, le imprese preferiscono attingere alle conoscenze personali piuttosto che sfogliare decine di curriculum vitae. Ecco la fotografia scattata dall’ultima indagine Excelsior. Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, hanno cercato di capire come avviene il reclutamento delle risorse nelle imprese italiane.

A quanto pare piuttosto che affidarsi a società di lavoro interinale, centri per l’impiego e curriculum vitae, sei imprese su dieci si affidano ai “canali” informali: conoscenze dirette e segnalazioni fidate.

Gli strumenti informali sono sempre più quotati: nel 2009 si usavano le conoscenze dirette o indirette nel 49,7 per cento dei casi, mentre nel 2011 questa percentuale è salita a 61,1%. Non è certo una formalizzazione della raccomandazione, anzi.

Appare evidente che le imprese sono soltanto più caute. In realtà spesso la conoscenza diretta scaturisce da una precedente esperienza di stage e questo dimostra come la modalità di lavoro appena citata sia un canale preferenziale.

Comportarsi bene durante uno stage vuol dire anche assicurarsi un premio per il futuro. La dinamica è ben spiegata dal rapporto Excelsior. Questo documento parla anche di un maggiore ricorso alle banche dati interne delle aziende dove sono “custoditi” i curriculum vitae raccolti nelle precedenti selezioni.

Se prima si ricorreva a questo strumento nel 21,5% dei casi, adesso le imprese che usano le banche dati interne sono una su quattro.