Anche se “non siamo in guerra i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia: l’industria manifatturiera e le giovani generazioni”. Utilizzando questa eloquente metafora il centro studi di Confindustria ha delineato uno quadro sempre più drammatico per il Belpaese. L’Italia è precipitata dentro una grave recessione gli economisti di viale dell’Astronomia hanno tagliato le loro previsioni sull’andamento dell’economia indicando in -2,4% la discesa del Pil per l’anno in corso dal -1,6% pronosticato lo scorso dicembre. Anche il 2013 è visto con segno meno: -0,3% dal +0,6% indicato a dicembre con la ripresa che arriverà un semestre dopo rispetto alla previsione di dicembre che era di segnali di risalita per l’estate 2012. A pesare soprattutto il calo della domanda interna (-4,3% quest’anno e -0,6% il prossimo).

Occupazione giù fino a metà 2013. Secondo le previsioni degli economisti di Confindustria il tasso di disoccupazione continuerà ad aumentare in tutto l’orizzonte di previsione, raggiungendo l’11,8% medio nel 2013, massimo storico da quando è in vigore la nuova rilevazione Istat sulle forze di lavoro (cioè dal quarto trimestre 1992). Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono in forte deterioramento. Il Csc stima che l’occupazione, dopo il +0,1% nel 2011, calerà dell’1,4% nel 2012 (-1,0% già acquisito al primo trimestre) e dello 0,5% nel 2013. Solo sul finire dell’anno prossimo le variazioni congiunturali torneranno positive. Il 2013 si chiuderà con 1milione e 482mila posti di lavoro in meno rispetto a inizio 2008 (-5,9%).

Nelle attuali previsioni il Csc “prende atto della peggiore realtà, con effetti netti su Pil, mercato del lavoro e conti pubblici”. E l’appuntamento con la ripresa viene posticipato di un semestre.

E in un quadro così incerto l’esito del Consiglio europeo di oggi e domani – recita lo studio di Confindustria – “è cruciale”. L’associazione guidata da Giorgio Squinzi ricorda che “a livello Ue progressi di consapevolezza e di consenso politico si intravedono dietro le quinte. Le proposte non mancano, ma non basterà più annunciarle per far riguadagnare al progetto dell’integrazione europea credibilità e, non meno importante per la tenuta sociale, popolarità”. Insomma, non sarà sufficiente “annunciarle perché servono celeri azioni concrete per estirpare gli embrioni di disgregazione monetaria che si sono già materializzati attraverso la segmentazione dei sistemi bancari e l’enorme dislivello dei tassi di interesse”.