I maggiori industriali in Italia spesso sono più attenti a chiedere soldi allo Stato e trasferire fabbriche all’estero che pensare a fare impresa. Ma difficilmente si può dare loro torto quando puntano il dito sull’enorme massa di denaro pubblico (cioè tasse) assorbiti dalla politica per far vivere se stessa.

Sono i cosiddetti costi della politica, un argomento che tutti a parole dicono di voler risolvere, ma poi in pratica nulla di serio viene fatto. La Confindustria, la maggiore associazione di rappresentanza degli imprenditori italiani, il cui presidente è Giorgio Squinzi (foto by InfoPhoto), ha commissionato al proprio centro studi una ricerca in merito. I numeri emersi sono, una volta di più, da mal di stomaco.

I parlamentari italiani sono nettamente i più pagati in Europa. Nel 2012 lo stipendio di un deputato consisteva in 4,7 volte il Pil pro capite del Paese. Tanto per fare un confronto, nel Regno Unito è l’1,8.

Se si considerano gli stipendi, i rimborsi spese e i contributi ai gruppi abbiamo un rapporto di 9,8 contro i 6,6 di quello inglese. In altri termini: se un operaio o un impiegato produce beni e servizi per un valore di 100 euro, i parlamentari ne incassano 1.000. Inoltre, nel 2012 i costi totali della politica, intesa come organi elettivi e legislativi, hanno superato i 2,5 miliardi di euro. Senza considerare i 22 miliardi di perdite accumulate dalle società pubbliche.

Lo studio della Confindustria sottolinea che si potrebbe recuperare un miliardo netto ogni anno semplicemente tagliando i costi della Camera dei deputati: riducendo gli stipendi del 30%, tagliando il numero dei parlamentari, riformando il loro sistema pensionistico, abolendo i contribuiti ai gruppi e i rimborsi elettorali. La diaria, cioè il rimborso spese per l’attività parlamentare, potrebbe essere sostituita da un tetto massimo per le spese rimborsabili.

Sembra il mondo dei sogni.