Con la pubblicazione del Documento di economia e finanza (DEF) pochi hanno fatto notare che il posticipo del pareggio di bilancio al 2016 contenuto nel documento produrrà un effetto legato al famigerato Fiscal Compact: serve un voto a maggioranza assoluta del Parlamento, ed il governo Renzi deve indicare l’entità e la durata dello scostamento nonché il piano di rientro per convergere verso il cosiddetto “obiettivo di medio periodo” (foto by Infophoto). L’iter è stato sbrigato prima dal Senato e dopo pochi minuti anche dalla Camera giovedì scorso. Una liturgia insensata che comprende l’invio di una lettera alla Commissione europea - scritta in questi giorni dal ministro dell’economia Carlo Padoan - ha avvertito dello scostamento temporaneo degli obiettivi programmati come la procedura impone formalmente.

La camicia di forza del Fiscal Compact prevede anche la creazione di un Ufficio parlamentare di bilancio indipendente che dovrà svolgere “in piena indipendenza” analisi proprie sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del Governo. Se ci sono differenze tra le sue stime e quelle del governo e del ministero dell’Economia, potrà spiegarne i motivi alle Camere. Dovrà poi effettuare verifiche sull’impatto dei principali provvedimenti legislativi, analizzare la sostenibilità dei saldi nel medio-lungo termine e vigilare sui meccanismi da attivare per autorizzare o correggere scostamenti dei saldi dagli obiettivi in caso di eventi eccezionali.

Per ora però questo Ufficio non è ancora stato istituito, e questo sta mettendo in fibrillazione l’Europa. Ma al di là della burocrazia, l’Europa ha qualche idea?

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