La Legge di Stabilità del governo Letta non piace all’Europa e le prospettive per il 2014 non sembrano nemmeno confermare un’uscita dell’Italia dal vortice della recessione.
Anche se la Commissione Ue non parla di vera e propria bocciatura, non centrare l’obiettivo del rapporto deficit/Pil nel 3% significa soprattutto rinunciare allo sblocco della ‘clausola investimenti’ del Patto di stabilità nel prossimo anno. Un traguardo, quest’ultimo, che si traduce in circa 3 miliardi di euro di investimenti Ue per la crescita e che è stato faticosamente raggiunto grazie a (ormai) tre anni di austerity e sacrifici dei contribuenti italiani.

La mancata crescita è tuttavia evidente e i dati analizzati dalla Commissione risaltano una situazione in cui la coperta è corta e in tanti campi del tutto assente.
Dalle stime Ue dei nostri dati, il debito pubblico dell’Italia il prossimo anno toccherà la quota record del 134% del Pil, per iniziare a scendere solo dal 2015.
Allo stesso tempo, incalza la Commissione, non si vedono ancora riforme strutturali in materia fiscale, nonostante le raccomandazioni del Consiglio Ue, e la crescita è davvero scarsa: il Pil nel prossimo anno, secondo Bruxelles, crescerà solo dello 0,7% (contro l’1,1% dell’esecutivo).

Ed essendo il Pil il denominatore del rapporto alla base del Patto di stabilità, l’incidenza del vincolo del 3% rimane sempre alta, nonostante l’aumento delle imposte e la spending review, e i margini di manovra per l’esecutivo sempre vicini allo zero.