Il Trattamento di Fine Rapporto o liquidazione, o ancora Tfr, è una parte della retribuzione di un lavoratore che gli verrà corrisposta in occasione della cessazione del rapporto di lavoro. E’ stata introdotta nel 1927 al numero degli anni lavorati. Il suo importo viene calcolata in funzione di ogni mese lavorato. Il suo valore si calcola dividendo la propria retribuzione annua per 13,5. Il valore così ottenuto si moltiplica per il numero di anni – e delle sue frazioni – lavorati.

Il Tfr degli anni precedenti deve essere rivalutato dell’1,5% in misura fissa, più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per operai e impiegati, rilevato dall’Istat. Questa rivalutazione serve a preservare il valore reale del Tfr dall’inflazione. Da rilevare poi che i dipendenti possono chiedere un anticipo sulla liquidazione “non superiore al 70 per cento“ - a patto di avere un’anzianità lavorativa di almeno otto anni – per uno dei motivi previsti dall’art. 2120 del Codice Civile – ovvero l’acquisto della prima casa, gli interventi sanitari straordinari ecc.

Ai fini del calcolo dei mesi e degli anni lavorati per il Tfr si considerano i permessi retribuiti, i periodi di malattia, maternità, puerperio e infortunio. Non vengono considerati invece il servizio di leva o quello civile. Se anche l’azienda per cui si lavora fallisce, o è inadempiente, in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, o ancora per una richiesta di anticipo,  l’INPS garantisce per il soggetto privato e paga la somma dovuta.

Da considerare poi che le imprese con più di 50 dipendenti sono tenute a versare il Tfr inoptato – ovvero la liquidazione che il lavoratore ha lasciato nell’azienda – ad un fondo dell’INPS. La richiesta di anticipi o di liquidazione del Tfr per la cessazione del rapporto di lavoro deve comunque essere inoltrata al proprio datore, che provvederà poi a trasmetterla all’INPS.

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