Le forme pensionistiche complementari sono lo strumento con cui si realizza la previdenza complementare introdotta normativamente negli anni ’90 e diffusasi a seguito delle continue riforme del sistema pensionistico. A seguito di queste le diverse tipologie di forma pensionistica complementare disciplinate oggi dalle norme di settore sono:

Fondi pensione negoziali. Sono forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. Appartengono a questa tipologia i fondi pensioni chiusi, istituiti da accordi tra industrie e sindacati e aperti ai lavoratori dipendenti del settore a cui tali fondi sono dedicati, e anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, detti così perché istituiti in base ad accordi tra datori di lavoro e lavoratori appartenenti a un determinato territorio o area geografica.
Fondi pensione aperti. Sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM) dedicati a tutti, lavoratori dipendenti e autonomi.
- Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP). Sono forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicurazione. Il Pip, per quanto simile ad una polizza vita, è autogestito dal contraente, che può, quindi, decidere di aumentare, ridurre, interrompere, riprendere i versamenti oppure variarne la periodicità o trasferire la propria posizione previdenziale ad altre forme di previdenza complementare decorsi 2 anni dall’iscrizione.
Fondi pensione preesistenti. Sono forme pensionistiche definite così chiamate perché istituite prima del decreto legislativo n°124 del 1993 che ha introdotto la previdenza complementare nel nostro ordinamento. Nel corso dell’ultimo decennio questi hanno dovuto adeguare le loro regole a quelle dei fondi chiusi, per cui sono assimilabili a questi ultimi.

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