La previdenza complementare assicura prestazioni che si aggiungono alle pensioni obbligatorie ed è nata per garantire a tutti i lavoratori, in particolare ai più giovani, un tenore di vita adeguato anche dopo il pensionamento.
Il continuo processo di riforma delle pensioni partito dagli inizi degli anni ’90 ha fatto conoscere sempre più questo istituto: fino al decreto legislativo n°124 del 1993 che ha introdotto la previdenza complementare nel nostro ordinamento e agganciato il trattamento pensionistico all’età e al livello di contribuzione minima sulla base dell’aumento della durata della vita media dei cittadini, infatti, il sistema pensionistico pubblico si faceva carico di assicurare un adeguato grado di copertura ad ampie fasce della popolazione.
Le importanti novità, poi, introdotte dal d.lgs. 252 del 2005, in vigore dal 1° gennaio 2007, che ha del tutto modificato il sistema previdenziale riguardante i lavoratori del settore privato, e dalle riforme degli ultimi esecutivi, con le conseguenze della loro immediata applicazione nel brevissimo periodo cui stiamo assistendo, hanno reso ormai le forme di previdenza complementare un passaggio obbligato per chi è entrato a lavoro nell’ultimo decennio e vorrebbe assicurarsi un tenore di vita decente in età avanzata.

I cambiamenti del sistema. Le trasformazioni fatte segnare dal sistema previdenziale a seguito delle varie modifiche legislative partite durante gli anni ’90, sono, in estrema sintesi, le seguenti:

- sono state innalzate sia l’età richiesta per andare in pensione, sia l’anzianità contributiva minima;
- l’importo della pensione viene collegato all’ammontare dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa e non più alle ultime retribuzioni percepite, alla crescita del Prodotto interno lordo (Pil) e alla durata media del periodo di pagamento della pensione (la cosiddetta ‘speranza di vita’ al momento del pensionamento);
- l’assegno di pensione viene rivalutato unicamente sulla base dell’inflazione e non più in base all’aumento delle retribuzioni che, in genere, dovrebbe essere più elevato.

La previdenza complementare. Possono essere destinatari della previdenza complementare dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi, liberi professionisti, soci di cooperative, cittadini titolari di redditi diversi da quelli da lavoro e familiari a carico e lo strumento per realizzarla sono le forme pensionistiche complementari, e tra esse i fondi pensioni negoziali.
La previdenza complementare è:
- volontaria (nel senso che il lavoratore può decidere se aderirvi o meno);
- a capitalizzazione individuale: i versamenti, in sostanza, confluiscono in conti individuali intestati ai singoli iscritti, investiti e restituiti, al momento del pensionamento, comprensivi dei rendimenti maturati con gli investimenti, sotto forma di prestazione pensionistica aggiuntiva. Il lavoratore, inoltre, già prima del pensionamento può godere di una serie di diritti;
- a contribuzione definita, in quanto si conosce l’ammontare di quanto si versa e la prestazione finale dipende dalle somme versate e dal rendimento del loro investimento;
- gestita da soggetti ed enti di diritto privato sotto la vigilanza della Covip.

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