L’inizio dell’anno fa pensare che il 2016 possa essere piuttosto turbolento per i mercati finanziari. Un parametro utile a misurare l’instabilità dei mercati è l’indice Vix (calcola la media delle oscillazioni dei titoli azionari).

Venerdì ha raggiunto i 27 punti – ed è in crescita. Comunque siamo lontani dai 45 punti toccati nei momenti peggiori della crisi nel 2012, ma il suo valore sembra indicare che chi sopporta poco le oscillazioni di prezzo dovrebbe stare lontano dagli investimenti azionari – anche se i gestori continuano a pensare che l’azionario in Italia ed in Europa dovrebbe crescere nel 2016.

Un modo per gestire le oscillazioni potrebbe essere quello di puntare sui settori più difensivi, come le utilities, le telecom, i farmaceutici e gli alimentari – e poi in alcuni casi questi titoli pagano dividendi sostanziosi. Le turbolenze non toccano e non dovrebbero toccare  le obbligazioni — governative o societarie. A protezione delle loro quotazioni c’è la politica monetaria espansiva della Bce.

Chi scegli questi investimenti deve accontentarsi di rendimenti limitati, che non dovrebbero spostarsi molto dai livelli attuali per i prossimi 12-18 mesi. Per avere qualche decimale di rendimento in più si può scegliere di puntare su titoli a medio-lungo termine. Ma attenzione, quando i tassi ricominceranno a salire, i titoli a reddito fisso perderanno valore.

Se si scelgono investimenti in una valuta straniera bisogna considerare che questo tipo di scelte comporta il peso di trovarsi davanti a situazioni scarsamente prevedibili. C’è da aspettarsi un indebolimento del cambio euro/dollaro, per cui investire in attività finanziarie statunitensi – meglio obbligazionarie – potrebbe rivelarsi una scelta saggia.

Per diversificare i rischi si può pensare di scegliere di investire in Etf o Etc. Hanno costi più bassi rispetto ai fondi d’investimento e tendono a essere più stabili rispetto alle quotazioni di un singolo titolo – azionario o obbligazionario – o di una specifica commodity.