Rilancio di produttività e competitività per evitare il rischio che si aprano scenari preoccupanti per l’occupazione. E’ il monito che esce dal Rapporto sul mercato del Rapporto sul mercato del lavoro presentato oggi dal Cnel. Italia che nell’ultimo decennio ha visto il tasso di crescita della produttività del lavoro ridursi allo 0,4% annuo, livello più basso tra i principali Paesi industrializzati. Italia che negli anni ’70 primeggiava con un tasso di crescita della produttività del 6,5% annuo.

Un milione di posti di lavoro persi tra i giovani in 4 anni

Relativamente al mercato del lavoro negli ultimi anni emerge un deterioramento della situazione per i giovani. Rispetto al 2008 si sono persi oltre un milione di occupati di età inferiore ai 34 anni, solo parzialmente compensati dalla crescita dell’occupazione di età superiore. Il rapporto evidenzia poi una differenza sulla base del genere: a fronte di una stagnazione dell’occupazione maschile, crescono le occupate donne. La crescita del 2011 ha riguardato in prevalenza i lavoratori dipendenti con un contratto a termine, mentre continua a cadere l’occupazione autonoma. La contrazione ha riguardato soprattutto gli imprenditori e i lavoratori in proprio, ovvero coloro che hanno risentito in prima persona delle difficoltà delle imprese, soprattutto le più piccole.
In aumento la quota di lavoratori a tempo parziale involontari, ovvero coloro che lavorano part time perché non hanno trovato un lavoro a tempo pieno. L’andamento dell’occupazione è, infine, più favorevole per la componente dei lavoratori stranieri. Nonostante la crisi dei settori dell’industria e delle costruzioni abbia ridotto la domanda di qualifiche operaie, gli immigrati stanno beneficiando della loro presenza in settori a domanda ancora crescente, come nel caso dei servizi alle famiglie.
La  tenuta dei livelli occupazionali durante gli scorsi anni, rimarca il rapporto Cnel, aveva permesso di contenere l’entità dell’aumento della disoccupazione. Il tasso di disoccupazione era difatti aumentato poco, passando dal 6,1 per cento del 2007 all’8,4 per cento del 2010-2011. Dalla fine del 2011 si osserva un cambiamento repentino delle decisioni di partecipazione con l’offerta di lavoro che è ripresa ad aumentare e, in mancanza di opportunità di impiego, i maggiori ingressi nel mercato vanno di fatto ad ingrossare le fila dei disoccupati, generando un rapido aumento del tasso di disoccupazione. “È ancora presto per stabilire cosa possa avere determinato un cambiamento così repentino nei comportamenti – rimarca il Cnel – e probabilmente, fra i fattori della spiegazione vi è anche il deterioramento delle aspettative sui redditi e l’aumento dei timori di disoccupazione dei capifamiglia, che spingono gli altri membri del nucleo familiare ad una ricerca attiva di opportunità di integrazione del reddito familiare”. L’aumento della disoccupazione a fine 2011 inizio 2012 è stato particolarmente marcato al Sud, e legato in buona misura al travaso verso le forze di lavoro di parte degli inattivi scoraggiati.