Acquirenti in protesta contro Citylife il progetto di riqualificazione dell’area ex Fiera Milano firmato Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid.

Mi verrebbe da dire quanti guai in Citylife.

La protesta affidata a Federconsumatori, arriva da parte degli acquirenti dei primi alloggi, in quanto i primi appartamenti avrebbero dovuto esser consegnati esattamente un anno fa: invece, ad oggi, nessuno dei “proprietari” è in possesso delle chiavi di casa.

Il progetto prevede la costruzione di 230 appartamenti, il cui costo tocca punte di 12 mila euro al metro quadrato, in un contesto che paventa lusso ed esclusività. Ma del progetto iniziale, che prevedeva un intervento di totale rinnovamento dell’area con la costruzione non solo di appartamenti ma anche di servizi e musei, rimane ben poco. In quanto la crisi immobiliare ha imposto pesanti tagli a quello che era l’iniziale progetto: quindi edifici come il museo contemporaneo, museo dei bambini, la scuola materna, l’asilo nido, tre palazzine residenziali con vista su piazza Giulio Cesare e perfino la scenografica Park Tower, non saranno realizzati.

Questo cambiamento progettuale imporrà un sensibile mutamento all’area, rispetto a quanto previsto e presentato, a tutti i milanesi e a quegli stessi acquirenti che oggi impugnano i contratti e consegnano le proprie ragioni alla Federconsumatori, che ha immediatamente dato eco alle proteste presentando un esposto all’Autorità garante del mercato.

Ma i tempi di consegna sembrano destinati ad aumentare: se inizialmente era prevista la consegna dei primi appartamenti a Giugno-Luglio 2012 e il completamento di tutta l’opera entro il 2015, ovvero l’inizio dell’EXPO milanese, l’ennesima proroga dilata le consegne di altri 8 anni: quindi solo nel 2023, salvo nuove proroghe, gli acquirenti, la cui maggior parte ha già sborsato quasi l’intera somma dovuta, potranno prendere possesso delle chiavi e quindi degli appartamenti.

In questo scenario la Federconsumatori non si limiterà a chiedere un rimborso per i malcapitati, ma potrebbe addirittura imporre l’annullamento dei contratti sottoscritti dai proprietari, in quanto non solo vi saranno ritardi oramai oltre il decennio per i primi appartamenti, ma i futuri proprietari si ritroverebbero a vivere in un contesto che è molto lontano da quello presentato in sede di acquisto.

E sottolineo sopratutto, senza la certezza che venga rispettata la nuova data di consegna AD 2023.

Il ridimensionamento di quello che è uno dei più importanti e costosi progetti a Milano di riqualificazione urbana, è la risposta alle domande sulla situazione economica del paese, che affida gran parte delle speranze di ripresa economica del paese all’evento meneghino del 2015. Ma nell’ormai vicino 2015, il capoluogo lombardo sarà pronto ad accogliere in maniera degna espositori e visitatori o la crisi le imporrà ulteriori limiti? Staremo a vedere.

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