“E’ necessario porre maggiore enfasi sulla crescita”. Non sono parole pronunciate da Francois Hollande nel corso di una riunione dei leader dell’Unione Europea, bensì è un diktat pronunciato dal primo ministro cinese Wen Jabao durante il consiglio di Stato dello scorso 23 maggio. Le sue parole negli ultimi giorni hanno dato adito a frizzanti indiscrezioni su un possibile massiccio piano di stimolo in arrivo. La congiuntura cinese non è paragonabile a quella europea – sull’orlo della recessione. Ciò nonostante l’economia con gli occhi a mandorla rallenta e rende necessarie misure di sostegno: si parla di un pacchetto di 300 miliardi di dollari in arrivo nel secondo semestre 2012, da destinare agli incentivi all’acquisto di automobili, al potenziamento dell’uso di energie rinnovabili, ad invogliare i capitali privati ad entrare nelle banche e all’investimento in infrastrutture.

Ieri i mercati asiatici hanno salutato la notizia chiudendo in rialzo, ma già oggi gli entusiasmi si sono raffreddati. Nella serata di ieri infatti l’agenzia stampa di Stato Xinhua ha ridimensionato le speranze spiegando che il governo non avrebbe in mente di inondare l’economia di liquidi, come fece nel 2008-2009 con gli oltre 600 miliardi di dollari iniettati nell’economia. Tutto quello che possiamo aspettarci è un allentamento dei tassi di interesse e misure di crescita più graduali. Almeno fino al prossimo discorso di Wen Jiabao.