Gli Stati Uniti sono in una fase di double dip, ovvero in un momento di stagnazione costante inframmezzato da lievi segnali di ripresa.

Il raggiungimento dell’accordo tra Casa Bianca e Congresso sembra destinato a scongiurare il taglio del rating. In ogni caso dall’Asia non arrivano buone notizie.

Le minacce di Moody’s hanno accelerato il raggiungimento dell’accordo ma questa tregua politica non è stata sufficiente per mettere a tacere le agenzie di rating.

La Standard&Poor’s ha tagliato il rating degli States che dopo 70 anni perdono la tripla A.

Il problema è che il maggior creditore degli USA, la Cina, è intervenuta nel dibattito sui mercati, avanzando delle richieste all’amministrazione Obama.

La Cina ha fatto in realtà due considerazioni: la prima riguarda la miopia della strategia politica americana che a quanto pare non sarà sufficiente a garantire stabilità ai mercati internazionali.

Dopodiché, proprio per il fatto di avere in mano la maggior parte dei titoli di stato americani, ha chiesto delle riforme strutturali in grado di garantire sicurezza agli investimenti cinesi in America.

La falla è individuata nel sistema economico dove la Borsa mette a repentaglio l’economia di un Paese ma è a sua volta fortemente influenzata dalla situazione politica.