Commentando il report sul commercio al dettaglio diffuso oggi dall’Istat la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha sottolineto come la spesa alimentare delle famiglie italiane è bloccata sui livelli di quasi trent’anni fa. “A giugno le vendite di prodotti alimentari sono cresciute dell’1,3 per cento annuo: si tratta certo di un dato positivo, ma è assolutamente insufficiente a invertire la tendenza fortemente recessiva dei consumi”, ha sottolineato l’associazione degli agricoltori.

La crisi si fa sentire sugli acquisti di alimentari

Secondo la CIA “gli italiani sono stati costretti dalla crisi, dalla pressione fiscale alle stelle e dal caro-benzina a capovolgere stili e abitudini al supermercato, mettendo in atto comportamenti improntati al massimo risparmio. Secondo i nostri ultimi dati, infatti, il 65 per cento delle famiglie compara i prezzi con più attenzione; il 53 per cento gira più negozi per cercare sconti, promozioni commerciali e offerte speciali e il 42 per cento preferisce le grandi confezioni, vale a dire il formato convenienza”. Inoltre, più del 30 per cento dei nuclei familiari ha ridotto le quantità ed eliminato completamente gli “sfizi” culinari.

Infine, la CIA ha evidenziato come “in questa ricerca del prezzo più basso e delle offerte, la Grande distribuzione organizzata vince sempre rispetto alle salumerie, ai macellai, alle botteghe di quartiere insomma. Una tendenza che va avanti da tempo e che trova conferma anche a giugno, con le vendite nei supermercati e nei discount che segnano rispettivamente +4 per cento e +3,9 per cento, mentre i piccoli negozi perdono per strada il 2,1 per cento”.