Proseguono in deciso calo gli indici statunitensi in scia con l’andamento delle borse europee. Il Dow Jones Industrial Average perde l’1,25%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un 1,2% e l’S&P 500 un -1,35%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha terminato le contrattazioni in calo dell’1,79%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare una performance di -2,99% e il Cac di Parigi di -3,58%. Le prese di profitto scattate nella notte sui mercati asiatici e proseguite in Europa stanno ora interessando i mercati statunitensi. Gli investitori, in vista dell’incertezza sull’esito dello swap del debito greco, hanno preferito prendere profitto. Ci attendiamo che questo situazione di incertezza possa protrarsi sino a venerdì, quando i ministri delle finanze dell’area euro saranno in teleconferenza per discutere sul piano di aiuti ad Atene alla luce dell’esito dell’adesione allo swap da parte del settore privato. Il punto cruciale per evitare il default disordinato è il tasso di partecipazione del settore privato che dovrebbe essere almeno pari al 75%. Il governo ha fatto sapere ieri di essere pronto a ricorrere alle Cacs per arrivare a un tasso di adesione almeno pari al 90%. Cresce l’attesa anche per l’appuntamento della Bce, dove Draghi potrebbe dare indicazioni su eventuali misure aggiuntive di politica monetaria non convenzionali. In Usa oggi le attenzioni si concentrano sul voto delle primarie in dieci Stati (Super Tuesday).

 

Italia: Ftse Mib crolla a 16.218 punti

A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso le contrattazioni a -3,39% a 16.218 punti. Ftse Mib ha bruciato in due sedute il rialzo di una settimana, portandosi al ridosso dell’area di supporto principale. Cali superiori al 5% per quasi tutti i bancari, con Banca Popolare di Milano che ha chiuso a -5,9%. Male anche Fiat (-6%), nel primo giorno di apertura del salone dell’Auto di Ginevra. Male i titoli legati alla famiglia Ligresti, con Fondiaria Sai che ha perso il 9,75% e Milano Assicurazioni che arretra del 7,49%, dopo che le banche creditrici di Premafin avrebbero raggiunto un accordo sul debito della holding.

 

Valute: euro/dollaro intorno a 1,31

Tra le valute, seduta in deciso deprezzamento per l’euro contro il dollaro oggi in scia con l’andamento dei listini azionari. Gli investitori hanno preferito continuare a vendere euro sulla base dei rumors secondo cui lo swap sul debito greco (che dovrebbe concludersi entro le 21 di giovedì prossimo) non possa avere successo, avviando così il Paese a un default disordinato. Il cambio è sceso ai minimi dal 17 febbraio scorso a 1,3113. Un livello importante si colloca a 1,31 e la rottura di questo supporto apre lo spazio a 1,30 dove il cross si troverà di fronte a un livello chiave la cui violazione potrebbe aprire lo spazio a 1,2625. Si allontana dai massimi anche il cambio tra dollaro statunitense e lo yen. Il calo che si nasconde dietro al cross dipende, non solo dal ritorno di una certa avversione al rischio tra gli operatori, ma anche dagli acquisti che gli esportatori nipponici stanno effettuando sulla valuta locale in vista della fine dell’anno fiscale di fine marzo. Il cambio rimane sotto la soglia di 81,00, a 80,95, vicino ai minimi dal 29 febbraio. Il primo supporto passa per 80,30 e il successivo a 79,85. La resistenza resta ferma a 81,20.

 

Macro: mancanza dati Usa non ha aiutato gli indici

Sul fronte macro, la mancanza di dati rilevanti in Usa non ha aiutato gli indici. Il dato preliminare sul Pil del 4° trimestre dell’area euro ha registrato un calo dello 0,3% rispetto al 3° trimestre, in linea con la stima flash. Il dato tendenziale ha registrato un rialzo dello 0,7% in linea con le attese. Sul dato hanno pesato il calo dei consumi (-0,4% t/t) e delle esportazioni (-0,4% t/t). Come confermato anche dai dati sui Pmi di febbraio rilasciati ieri riteniamo che la contrazione dell’economia della zona euro possa continuare per tutto il 1 semestre dell’anno. Negli Stati Uniti non ci sono dati di rilievo, mentre per domani è prevista la stima Adp sui nuovi posti di lavoro nel settore privato creati a febbraio, che rappresenta un segnale anticipatore del ben più importante report sul lavoro di venerdì.

 

Titoli di Stato: spread Btp-Bund sale a 328 pb

Sul fronte governativo, buon andamento dell’asta dell’Efsf che ha collocato poco più di 3,44 miliardi di euro con un bid-to-cover pari a 2. Lo spread tra il Btp e Bund ha continuato a salire per tutta la giornata attestandosi a 328 punti base in scia ai timori legati allo swap sul debito greco. Evidenziamo che il Tesoro ha annunciato che a partire dal 19 marzo prossimo saranno collocati titoli di Stato a cui potranno accedere direttamente la clientel retail (Btp Italia).

 

Commodity: oro ai minimi dal 25 gennaio

Tra le commodity, accelera al ribasso l’oro, che si è portato al ridosso dei 1.660 dollari/oncia. Il metallo giallo si attesta ora a 1.671 dollari, minimi del 25 gennaio. Al rialzo il livello da rompere si colloca a 1.700 dollari. Male anche il petrolio, con prezzo del light crude che tocca i 105,00 dollari/barile, dopo aver aggiornato i minimi dal 17 febbraio a 104,6 dollari. Il supporto passa proprio per 104,6 e il successico a 103,50, mentre la resistenza odierna si colloca a 106,00.