Focus

In flessione gli indici statunitensi sulla scia dei timori sull’Europa e dopo un deludente dato macro USA. Il Dow Jones Industrial Average evidenzia un calo dello 0,80%, il Nasdaq Composite dello 0,70% e lo S&P500 dello 0,75%. In rosso le Borse del Vecchio Continente con Milano e Madrid che guidano i ribassi. Lo scandalo dei fondi neri del partito popolare del primo ministro Rajoy ha contribuito a modificare il sentiment degli investitori da positivo a negativo, contribuendo al forte aumento delle tensioni sul debito di Madrid con il rendimento del bono decennale salito ben al di sopra del 5,40% (in chiusura al 5,44%, 23 punti base in più rispetto ai valori di venerdì). Incertezza politica che comincia a sentirsi anche in Italia con l’avvicinarsi delle elezioni. Ormai mancano 3 settimane al weekend elettorale e aumentano i dubbi sulle possibilità che una delle coalizioni possa ottenere una maggioranza forte sia alla Camera che al Senato. Riteniamo che nella giornata di domani potrebbe esserci una piccola reazione dei bancari dopo lo scivolone odierno, ma il mood dei trader dovrebbe rimanere negativo almeno fino a giovedì quando si riunirà la BCE. Una possibile apertura di Draghi a introdurre strategie monetarie più accomodanti potrebbe sostenere i listini e indebolire l’euro.

Italia: lunedì nero a Piazza Affari, FTSE Mib -4,50%

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato con un forte ribasso del 4,50%, a quota 16539. Segnali negativi per l’indice italiano che ha rotto importanti supporti e ha indebolito fortemente il quadro tecnico di breve periodo. L’eventuale cedimento del sostegno a 16500, massimi dello scorso 20 dicembre potrebbe dare ulteriore forza alle pressioni ribassiste per portare i prezzi a testare la trendline rialzista partita dai bottom dell’estate 2012. Giornata terribile per i bancari più volte sospesi al ribasso (Unicredit -8,3%, Banco Popolare -6,9%, Bpm -6,5% e Mps -4,8%).                                                                                                                                                       

Valute: euro debole in attesa di Draghi

Sul fronte valutario, giornata di debolezza per l’euro dopo il ritorno delle tensioni sui debiti dell’Europa periferica. Il cambio tra la moneta unica e il dollaro dopo aver toccato venerdì scorso un nuovo massimo a 1,3711 è sceso ben al di sotto di 1,36 a 1,3550. Anche l’eur/jpy dai massimi degli ultimi 33 mesi a 127 circa arretra fino a 125,52. Il ribasso è fisiologico dopo la forte accelerazione rialzista che la divisa di Eurolandia ha mostrato negli ultimi mesi sulla scia della politica monetaria della BCE meno accomodante rispetto a quella delle altre banche centrali. E giovedi’ ci sarà la riunione del Consiglio Direttivo dell’istituto di Francoforte. Se la conferma dei tassi d’interesse è scontata dai mercati, l’eventuale apertura di Draghi a un possibile taglio del costo del denaro nei prossimi 2/3 mesi potrebbe già da subito indebolire l’euro, portando la guerra valutaria su un altro livello.

Macro: Usa, ordini industriali inferiori alle aspettative

Sul fronte macro, negli Stati Uniti è stato comunicato che gli ordini alle fabbriche sono saliti, nel mese di dicembre, dell’1,8%, inferiori alle previsioni del consensus.

Titoli di Stato: forti tensioni sul debito italiano-spagnolo

Sul fronte governativo, ritornano le tensioni sui debiti dell’Europa periferica. Il rendimento del decennale spagnolo è salito al 5,44%, quello italiano al 4,48%.

Commodity: petrolio in forte ribasso

Tra le commodity, in leggero rialzo l’oro a 1673 dollari l’oncia. Il petrolio (WTI) è in forte calo a 96,70 dollari al barile.

FILIPPO A. DIODOVICH
Market Strategist