Focus

Poco mossi i principali indici di New York. Dopo qualche ora di contrattazioni a Wall Street il Dow Jones Industrial Average segna un frazionale rialzo dello 0,08% mentre lo S&P500 registra una discesa dello 0,04% e il Nasdaq Composite dello 0,08%. Chiusura contrastata per i mercati europei. Il Ftse 100 di Londra ha archiviato le contrattazioni con una flessione dello 0,3% mentre il Dax di Francoforte ha mostrato un incremento dello 0,45% e il Cac 40 di Parigi dello 0,20%.  Regna l’incertezza sulle piazze azionarie in attesa del fondamentale meeting di domani del Consiglio Direttivo della BCE, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulle prossime azioni dell’istituto di Francoforte per risolvere la crisi debitoria europea. Nelle ultime ore sono circolate indiscrezioni in merito a un piano di acquisti illimitati di bond a breve termine (2-3 anni) da parte della BCE che verrebbero poi sterilizzati dalla stessa banca centrale per ottenere un effetto neutro sulla quantità di moneta nel sistema. Secondo tali voci i membri del Consiglio Direttivo non avrebbero intenzione di porre un tetto agli spread. Domani, secondo le nostre aspettative, il numero uno della BCE, Mario Draghi, potrebbe, inoltre, aprire le porte ad un ulteriore taglio del costo del denaro nel Vecchio Continente entro la fine dell’anno (da 0,75% allo 0,50%) con l’obiettivo di dare ulteriore sostegno ad una ripresa dell’economia europea.
 

Italia: FTSE Mib in calo

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato con un ribasso dello 0,62% a 15130 punti. Forti vendite su STM (-5,3%). Bene, invece, i bancari (Ubi Banca +3,4%, BPER +2,5%, BP Milano +2%, Banca Mps +1,3%). Da segnalare Mediobanca (+1%) sulla scia dei rumour relativi alle prossime strategie che saranno discusse nel CdA di stasera.
                                                                                                                              

                                                                                      
Valute: seduta caratterizzata dalla forte volatilità per l’euro/dollaro

Il cambio eur/usd, dopo la rottura di ieri di 1,2560, è precipitato a livello intraday sino a 1,25, livello da cui è partito un rimbalzo che l’ha condotto nuovamente al di sopra della soglia di 1,26. La seduta si presenta molto nervosa, con l’Rsi che dopo essere finito in ipervenduto sul grafico orario è schizzato sopra 68 e sembra essere diretto verso la soglia dell’ipercomprato. Per confermare le prospettive rialziste di breve servirà il superamento dei massimi della scorsa settimana a 1,2638, oltre i quali si creerebbero i presupposti per un allungo in direzione di 1,2690, picco di fine giugno. Il supporto rimane a 1,2490-1,2480, livello oltre il quale il calo potrebbe proseguire sino a 1,2430.
 

Macro: a luglio vendite al dettaglio in Eurolandia -0,2% m/m, -1,7% a/a

Sul fronte macroeconomico, in Eurolandia, Eurostat ha comunicato che il volume delle vendite al dettaglio ha evidenziato un ribasso, nel mese di luglio, dello 0,2% su base mensile, in linea con le previsioni degli economisti. Su base annuale l’indice ha registrato una flessione dell’1,7% (consensus -1,5% a/a). Inoltre Markit Economics ha confermato le stime preliminari sull’indice PMI dei servizi in Germania attestatosi nel mese di agosto a 48,3 punti dai 50,3 punti del mese precedente.  L’indice e’ sceso sotto il valore di 50 punti, segnalando una contrazione del settore terziario tedesco.
 

Titoli di Stato: deludente asta in Germania

Deludente asta in Germania. L’agenzia del Tesoro tedesca ha collocato 3,61 miliardi di euro  in bund decennali, con un rendimento medio pari all’1,42% (stabile rispetto all’asta precedente). Il target offerto era pari a 5 miliardi di euro, molto bassa la richiesta con un bid to cover ratio attestatosi all’1,1 (ben inferiore all’1,8 dell’asta precedente). Intanto scendono le tensioni sul debito italiano sulla scia dei rumour sulle azioni della BCE. Il differenziale di rendimento tra il btp decennale del BelPaese e il bund tedesco con scadenza a 10 anni ha mostrato una flessione a 407 pb dai 424 pb dell’apertura.
 

Commodity: debole il petrolio

Tra le commodity in lieve calo l’oro che viene scambiato appena al di sotto dei 1700 dollari l’oncia. Seconda sessione in ribasso per il petrolio sceso a 94,54 dollari al barile, avvicinandosi così al supporto posto a 93,90, bottom del 30 agosto e area di transito della media mobile a 100 sedute. L’eventuale cedimento di tale sostegno potrebbe aprire le porte ad una flessione fino ai 92 dollari al barile.
 
FILIPPO A. DIODOVICH
Market Strategist of IG Markets Italy