Proseguono in rialzo gli indici statunitensi dopo i dati macro odierni, nonostante il calo degli indici europei. Il Dow Jones Industrial Average sale dello 0,46%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un +0,41% e l’S&P 500 un +0,28%. In calo le principali piazze europee, con il Ftse 100 di Londra che ha terminato a -0,21%, il Dax di Francoforte a -0,33%, mentre il Cac di Parigi ha registrato un +0,03%. Il sentiment degli investitori oggi ha risentito dell’incertezza che ruota intorno al piano di aiuti alla Grecia. La sensazione che abbiamo è che si prospetti una prima tranche per far fronte alle scadenze di marzo intorno ai 30 miliardi di euro per evitare che il Paese cada in un default disordinato. Il resto dei fondi saranno elargiti solo dopo le votazioni. Intanto Reuters ha diffuso la notizia secondo cui il governo ha raggiunto l’accordo per gli ulteriori tagli da 325 milioni di euro richiesti dalla Ue. Solo i dati Usa del pomeriggio hanno fornito un po’ di sostegno agli indici europei, che hanno ridotto così le perdite. In ogni caso la correzione delle ultime 4 sedute conferma che gli investitori stanno cercando spunti per poter dar seguito al rally in atto da oltre un mese. Intanto l’accordo definitivo sullo swap del debito tra governo e settore privato è slittato a lunedì. Non escludiamo che maggiori sviluppi si possano avere proprio per quella data.

Italia: Ftse Mib riduce perdite prima della chiusura

A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso le contrattazioni a -0,87% a 16.369 punti. Contrastati i bancari, in scia alla notizia secondo cui Moody’s potrebbe declassare 114 istituzioni finanziarie europee. Spiccano Intesa SanPaolo (+1,74%) e Monte dei Paschi di Siena (+2,3%). Male Enel (-5,4%) dopo che JP Morgan ha tagliato il rating a neutral da overweight con target price 3,5 euro dai 4 precedenti. Recupera nel finale Fiat (-0,74%), dopo che questa mattina i dati sulle immatricolazioni auto hanno mostrato un calo a gennaio del 16% rispetto a dicembre, con la quota di mercato che scende al 6,9%. Bene Finmeccanica (+2,35%) dopo le recenti commesse ricevute.

Valute: dati Usa aiutano la moneta unica

Tra le valute, riduce il deprezzamento l’euro contro il dollaro dopo i dati Usa del pomeriggio. Le vendite sulla moneta unica erano partite nel primo pomeriggio di ieri ed erano proseguite per tutta la mattinata dopo le voci sul rinvio della decisione del pacchetto di aiuti alla Grecia ad aprile. Il cambio è sceso ai minimi dal 25 gennaio sotto 1,30, andando a testare i 1,2975. Ora si è riportato sopra 1,30, a 1,3045. Riteniamo che il calo possa proseguire salvo una chiusura sopra 1,3070, mentre il supporto importante si colloca a 1,2880. Prosegue la corsa al rialzo per il biglietto verde contro lo yen questa mattina sulla scia dei buoni dati Usa. La prosecuzione del rally del dollaro è alimentata ancora dalla decisione dello scorso martedì della Banca centrale giapponese di incrementare gli yen in circolazione di 10 mila miliardi (circa 98 miliardi di euro). I dati macro odierni hanno poi fornito ulteriore spinta agli investitori visto il continuo miglioramento dei dati sull’occupazione. Il cambio dollaro/yen ha tentato un test a 79,00, aggiornando il nuovo massimo dal 31 ottobre scorso. Riteniamo che la resistenza importante passi per 79,40-79,60 e poi 80,00, livello oltre il quale si potrebbe parlare di inversione del trend. Il supporto passa per 78,30.

Macro: nuove richieste disoccupazione ai minimi da 4 anni

Sul fronte macro, le nuove richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione sono scese di 13.000 unità a quota 348.000. Si tratta del livello più basso da marzo 2008. L’occupazione negli Stati Uniti continua a migliorare come risulta dai dati degli ultimi mesi, anche se, come ha più volte dichiarato il presidente della Fed, Ben Bernanke, il ritmo non è sostenuto e sarà difficile raggiungere il target del 5,2%-6% del tasso di disoccupazione senza stimoli aggiuntivi. Timidi segnali di miglioramento anche per il mercato immobiliare. Dopo il forte rialzo per l’indice Nahb di ieri, oggi il dato sull’inizio di nuovi cantieri ha mostrato una crescita dell’1,5% su base mensile. Meglio delle attese anche il dato sull’indice Philadelphia Fed di febbraio, passato a 10,2 punti dai 7,3 di gennaio (9 le attese). In generale i dati odierni confermano il buon momento dell’economia americana e potrebbe trovare conferma anche nei dati di domani sull’inflazione e sul superindice di gennaio.

Titoli di Stato: spread Btp-Bund si restringe a 385 pb dopo apertura a 409 pb

Sul fronte governativo, dopo il buon esito delle aste odierne di Spagna e Francia e in scia anche ai dati migliori delle attese sull’economia Usa lo spread tra il Btp e il Bund ha iniziato a scendere, passando dai 409 punti base dell’apertura ai 385 pb. Questa mattina la Spagna ha collocato titoli a medio termine per un ammontare poco superiore ai 4 miliardi di euro. In calo il tasso sul titolo con scadenza 2019 (a 4,832% da 5,352%), mentre quello su luglio 2015 ha registrato un rialzo al 3,332% dal 2,861%. Forte rialzo per la domanda invece su tutte le scadenze. Tutto sommato le aste sono andate decentemente. La domanda sostenuta era attesa visto il forte calo dei depositi overnight presso la Bce. Bene anche le aste francesi, dove si è registrato un sensibile aumento della domanda sul titolo con scadenza a gennaio 2015 (3,3 volte l’offerta). L’ammontare collocato è stato pari a 8,45 miliardi di euro.

Commodity: petrolio torna sui massimi di ieri sulla scia del recupero dell’azionario

Tra le commodity, nuovo test per l’oro dei minimi del 10 febbraio dopo i dati Usa del pomeriggio. Il cfd è ora risalito a 1.720 dollari/oncia dopo aver toccato un minimo a 1.705 dollari. Consolida i recenti guadagni il petrolio con il cfd sul light crude che si approssima a testare nuovamente i 102,00 dollari/barile. A tenere alte le quotazioni dell’oro nero sono le tensioni che ruotano intorno all’Iran, dopo che ieri fonti governative avrebbero annunciato di aver ridotto i flussi verso l’Europa.
Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy