Proseguono poco mossi gli indici statunitensi questo pomeriggio dopo i dati macro poco incoraggianti. Il Dow Jones Industrial Average cede lo 0,08%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un +0,13% e l’S&P 500 un -0,05%. Chiusura in moderato calo in Europa con il Ftse 100 di Londra che ha fatto segnare un +0,04%, mentre il Dax di Francoforte ha registrato un -0,44% e il Cac di Parigi a -0,55%. Seduta molto incerta quella odierna, con gli indici che hanno oscillato più volte tra il segno più e quello meno e che sono arrivati a cedere anche oltre l’1%. La nostra sensazione è che siamo vicini a un break even importante e questo è testimoniato dai movimenti degli indici intraday. Molti operatori che vogliono entrare sul mercato restano alla porta per vedere se la bottom line è stata toccata o meno. Ci aspettiamo che segnali certi li avremo solo nelle prossime due settimane che segneranno il destino dell’area euro. Intanto le attenzioni rimangono concentrate sulla Spagna. Domani attenzioni su aste Btp che potrebbero portare ulteriore volatilità.

Italia: Ftse Mib chiude in calo una seduta nervosa

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato con un calo dello 0,65% a 12.894 punti. Recuperano i bancari, con Ubi che ha chiuso in rialzo dell’1,2%, fatta eccezione per Monte dei Paschi di Siena (-4%) e Intesa SanPaolo (-0,1%). Tra gli industriali, pesanti i cali di Fiat (-2,46%) e Finmeccanica (-3,3%). Tra le utility, sprofonda A2a (-5,7%).

Valute: debolezza dollaro alimenta corsa eur/usd

Tra le valute, accelera nel finale di seduta in Europa l’euro/dollaro, che sta testando ora l’1,2600. È probabile ormai che si spinga sino all’1,2625-1,2630. Più che una forza dell’euro, sembra la debolezza del dollaro (in vista di un QE3) ad alimentare la corsa del cross. Questo lo si deduce dal fatto che il cambio usd/yen prosegue in moderato calo, sui minimi di seduta.

Macro: Usa, inflazione potrebbe rallentare al 2% a/a

Sul fronte macro, le vendite al dettaglio in Usa a maggio sono scese per il secondo mese consecutivo (-0,2% m/m, rivisto anche il dato di aprile a -0,2%). Il dato crea qualche perplessità sulla ripresa oltreoceano e conferma che il rallentamento del mercato del lavoro inizia a pesare sui consumi. Negativi anche i prezzi alla produzione, crollati dell’1% m/m, sempre a maggio, con la componente energetica che ha fatto segnare un -4,3% rispetto ad aprile. Il dato letto congiuntamente con quello di ieri apre di fatto a una aspettativa di rallentamento dei prezzi al consumo (attualmente al 2,3% a/a) le cui figure di maggio saranno rilasciate domani. Diventano sempre più evidenti i segnali di un rallentamento dell’economia che aprono la possibilità per la Fed di intervenire sul mercato iniettando liquidità.

Titoli di Stato: domanda Btp 2015 fondamentale per capire movimento operatori

Sul fronte governativo, dopo l’asta odierna domani il Tesoro italiano proverà a collocare Btp in una forchetta compresa tra i 2,75-4,5 miliardi di euro. Ci aspettiamo tassi in deciso rialzo, anche se non della stessa misura a cui abbiamo assistito questa mattina. Da monitorare sarà la domanda degli operatori. Da questa si potrà capire se l’intenzione del Tesoro di far spostare gli operatori verso la parte medio lunga della curva delle scadenze sarà accolta dagli operatori stessi. Oggi il Tesoro ha collocato 6,5 miliardi di titoli a un anno al tasso del 3,97% (dal 2,34% di maggio). Stabile il bid-to-cover a 1,73. Riteniamo che i mercati vedevano come soglia massima psicologica proprio il 4%. I rendimenti sulla parte a breve della curva sono quelli che stanno salendo in maniera più sensibile come diretta conseguenza delle tensioni sui mercati. La curva dei tassi continua ad appiattirsi sempre di più e questo perché gli investitori percepiscono il nostro Paese sempre più a rischio.

Commodity: petrolio e oro su massimi di settimana

Tra le commodity, prosegue sostenuto l’oro a 1.621 dollari/oncia dopo i dati Usa. Gli investitori temono che se la Fed dovesse iniettare liquidità sul mercato l’inflazione possa accelerare sensibilmente, e questo sta alimentando gli acquisti sul metallo prezioso. Forte rialzo del petrolio che ha toccato gli 84 dollari/barile sostenuto anche dai dati sulle scorte Usa, scese la scorsa settimana di 200.000 barili.

 Vincenzo Longo,

Market Strategist of IG Markets Italy