Focus

Proseguono in lieve rialzo gli indici statunitensi dopo la pausa di ieri e in scia ai buoni dati macro del pomeriggio. Il Dow Jones Industrial Average avanza dello 0,31%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un +0,5% e l’S&P 500 un +0,3%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha terminato le contrattazioni a -0,11%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare un +1% e il Cac di Parigi un +0,44%. Gli investitori hanno incrementato gli acquisti solo nell’ultima parte della seduta in scia ai dati macroeconomici statunitensi che continuano a mostrare segnali di ripresa incoraggianti. L’S&P 500 ha toccato per la prima volta da giugno 2008 i 1.400 punti. Continuiamo a pensare che l’obiettivo rialzista delle prossime settimane sia collocato in area 1.445-1.450 punti. Nel pomeriggio il Fondo Monetario Internazionale ha approvato la propria linea di credito alla Grecia da 28 miliardi di euro.

Italia: Intesa SanPaolo (+4%) traina il comparto

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in rialzo dello 0,85% a 16.993 punti. Per la prima volta il principale indice italiano si porta in chiusura al ridosso dei 17.000 punti. Riteniamo che una volta che questa resistenza sia sfondata al rialzo la corsa del Ftse Mib potrebbe essere più rapida. Virano in positivo i bancari, fatta eccezione per Banca Popolare di Milano che ha chiuso in calo dell’1,58%, mentre Intesa SanPaolo ha terminato con un rialzo del 4% dopo la pubblicazione dei conti. La banca ha registrato una perdita netta di 8,2 miliardi di euro, frutto di svalutazioni per 10,23 miliardi. Forte calo per Premafin (-5,4%).

 
Valute: euro/dollaro recupera in scia alle borse

Tra le valute, rimane poco sopra la parità il cross euro/dollaro quest’oggi dopo i dati macro Usa migliori delle attese. Il cross euro/dollaro sembra rafforzarsi raggiungendo i massimi di ieri a 1,3080, dopo aver testato l’1,3000 nella notte, dove si colloca un supporto importante. La resistenza resta a 1,31. Importanti segnali potrebbero arrivare domani quando sono attesi i dati sull’inflazione, sulla fiducia dei consumatori e sulla produzione industriale in Usa. Prende fiato il cambio dollaro statunitense-yen, nonostante i buoni dati macro americani del pomeriggio. Gli investitori sembrano optare per le prese di profitto, con una seduta di anticipo, dopo che il cambio ha ripreso a correre nell’ultima settimana, grazie anche all’allontanarsi delle prospettive di un quantitative easing da parte della Federal Reserve. Il cambio ritraccia in area 83,40, dopo aver aggiornato i massimi da aprile 2011 nella notte, raggiungendo quota 84,20. Non ci aspettiamo che la corsa del dollaro sia terminata, specialmente se il rally sul mercato azionario dovesse continuare nelle prossime settimane. Il primo supporto rimane a 83, mentre la resistenza resta 84,20 e successivamente 85,00. Prosegue in uno stretto trading range il cambio tra la sterlina e la divisa statunitense il giorno dopo che Fitch ha rivisto l’outlook sul Paese britannico. L’agenzia di rating ha confermato il rating AAA rivedendo però l’outlook a negativo da stabile. La giustificazione risiede nella fragilità della ripresa che può essere soggetta a shock, spiega Fitch, precisando che il rating potrebbe subire variazioni nel corso dei prossimi due anni. I deludenti dati di ieri sul mercato del lavoro e la decisione di ieri sera dall’agenzia di rating statunitense sembrano lasciar trasparire la necessità di un ulteriore quantitative easing della Banca centrale britannica (BoE) dopo quello di febbraio da 50 miliardi di sterline. Ciò potrebbe mettere ulteriormente sotto pressione la valuta britannica. Il cable scambia ora a 1,5675 e il nuovo supporto resta a 1,5640 e subito 1,5600. La resistenza resta a 1,5740.

Macro: mercato del lavoro e manifattura continuano a migliorare negli Usa

Sul fronte macro, le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese a 351.000 unità (-14.000), arrivando poco sotto la media a 4 settimane (a 355.750 unità). In rialzo i prezzi alla produzione di febbraio, a +0,4% su base mensile da +0,1% di gennaio. Sul dato continua a pesare il maggior prezzo degli energetici (+1,5%). Oltre le attese anche gli indici manifatturieri di marzo. L’Empire State Manufacturing è salito a 20,21 punti dai 19,53 di febbraio (17,5 il consenso), mentre il Philadelphia Fed si è attestato a 12,5 punti dai 10,2 del mese precedente (12 pt le attese). I dati macro continuano a mostrare il differenziale di crescita che esiste tra le due sponde dell’Oceano Atlantico e questo si sta riflettendo sulle scelte degli investitori.

Titoli di Stato: spread Btp-Bund aggiorna minimi da agosto a 283 pb

Sul fronte governativo, il Tesoro spagnolo ha emesso questa mattina titoli per 3 miliardi di euro equamente ripartiti su tutte e tre le scadenze (3, 4 e a 6 anni). Forte la domanda (5 volte l’offerta) soprattutto sul Bonos a più breve scadenza, visto il continuo affluire dei fondi della Ltro. Riteniamo che a favorire questi livelli di bid-to-cover sia stato anche l’ammontare relativamente basso in emissione. Lo spread tra il Btp e il Bund è lievemente risalito nel pomeriggio, a 288 pb, dopo che questa mattina è sceso ai nuovi minimi da agosto 2011, a 283 punti base.

Commodity: forte oscillazione per il petrolio che tocca minimo da un mese

Tra le commodity, stabile l’oro dopo il tonfo delle ultime due sedute. Il prezzo spot scambia a 1.648 dollari/oncia. Accelera improvvisamente al ribasso il petrolio nel pomeriggio con il cfd sul light crude che scambia in area 104,90 dollari/barile, dopo aver toccato i minimi dal 17 febbraio a 103,80 dollari. Il supporto importante resta 104,6-104,5. La prima resistenza si colloca a 106 e successivamente a 106,5.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy