Focus

Proseguono contrastati gli indici statunitensi questo pomeriggio dopo i dati macro odierni. Il Dow Jones Industrial Average perde lo 0,2%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un +0,05% e l’S&P 500 un -0,22%. In Europa il Ftse 100 di Londra è rimasto pressoché invariato, mentre il Dax di Francoforte ha registrato un +0,2% e il Cac di Parigi a -0,03%. I mercati sono ritornati sui livelli della mattinata dopo un’accelerazione al ribasso nel primo pomeriggio sulla scia dei dati Usa e le dichiarazioni del Fondo monetario internazionale. L’Istituto ha tagliato lievemente le stime di crescita sul 2012 e sul 2013 a livello mondiale e sui singoli Paesi, Usa e Cina inclusi. La notizia non ha inciso tanto sul sentiment degli operatori che sono tornati agli acquisti nell’ultima parte della seduta. La nostra view è che gli operatori stiano volgendo lo sguardo al discorso di Bernanke di domani e ai conti di Goldman Sachs, Intel e Johnson & Johnson. Cresce l’attesa anche per lo Zew tedesco di luglio che potrebbe dare l’indicazione di cosa si attendono gli investitori sulla locomotiva tedesca.

Italia: Ftse Mib riduce calo nel finale

A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso in calo dello 0,36% a 13.665 punti. Male i bancari che avevano tenuto bene nella prima parte della seduta. Banca Popolare di Milano ha terminato a -2,9%, Unicredit a -2,2% e Banco Popolare a -2,1%. Male Finmeccanica (-1,7%), mentre Fiat recupera i 4 euro a +4,36%. Da ricordare che Fondiaria Sai non ha aperto e ha fatto segnare un rialzo teorico (+120%). Il rialzo è dovuto puramente a fattori tecnici di allineamento tra il prezzo dei titoli e quello che avrebbero dopo l’esercizio dell’opzione.  Sospeso per eccesso di rialzo Unipol (+43,2%).

Valute: dati Usa brutti peseranno sul biglietto verde

Tra le valute, azzera le perdite della mattinata l’euro/dollaro dopo i dati Usa. Il tendenziale deprezzamento del biglietto verde contro le principali valute è stato dettato dai dati particolarmente brutti del pomeriggio che alimenterebbe l’aspettativa di un QE3 della Fed. La nostra sensazione è che nelle prossime settimane ogni dato brutto potrebbe dare seguito alle vendite sul dollaro, mentre dati in linea con le previsioni rafforzerebbero la valuta statunitense. Sale ai massimi dal 4 luglio il cable, mentre il cambio usd/jpy è sceso ai minimi dal 15 giugno in area 78,70.

Macro: Usa, consumi peseranno su Pil 2° trim.

Sul fronte macro, brutte le figure sulle vendite al dettaglio statunitensi di giugno. Il dato ha registrato il terzo calo consecutivo (-0,5% m/m da +0,2% atteso). Male anche la componente che esclude il comparto auto (-0,4% m/m). La nostra sensazione è che i dati sui consumi del 2° trimestre siano stati deludenti poiché molti operatori iniziano a temere il cosiddetto fiscal cliff, ovvero che a fine anno termineranno i benefici fiscali e il governo inizierà ad innalzare le imposte. Non ci aspettiamo un trimestre brillante e la prossima settimana potremmo averne la conferma, con le stime sulla crescita del 2° trimestre. Sale invece l’indice Empire State Manufacturing a luglio, a 7,39 punti dai 2,29 di giugno. Stabili le scorte delle imprese a maggio (+0,3% m/m), a conferma che i bassi consumi non riducono la voce “magazzino” delle imprese.

Titoli di Stato: spread ai massimi da gennaio

Sul fronte governativo, si amplia il differenziale tra i Btp e i Bund questo pomeriggio in scia con il peggioramento dei mercati. Lo spread ha toccato i massimi dal 16 gennaio scorso a 495 pb per poi ritornare sui livelli della mattinata a 485 pb. Sul tema è intervenuto oggi il Fondo monetario internazionale, il quale ha precisato che questi livelli non sono giustificati dai fondamentali e che circa 200 pb non dipenderebbero né dallo scenario economico né dallo stato dei conti pubblici.

Commodity: comparto resiste in vista azioni Cina

Tra le commodity, torna sui livelli della mattinata l’oro dopo una certa volatilità a seguito dei dati Usa. Il prezzo spot sul prezioso si attesta ora a 1.587 dollari/oncia dai 1.577 dei minimi intraday. Stabile il petrolio, con il Wti che è rimasto poco sotto 87,00 dollari/barile. Il comparto sembra rimanere sostenuto dalle aspettative di maggiori stimoli da parte della Cina in settimana.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy