Focus

Proseguono poco sopra la parità gli indici statunitensi dopo i nuovi massimi di ieri. Il Dow Jones Industrial Average avanza dello 0,02%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un +0,07% e l’S&P 500 un +0,15%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha terminato le contrattazioni a +0,35%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare un +0,17% e il Cac di Parigi un +0,4%. I dati Usa del pomeriggio non sono stati molto convincenti oggi. È positivo vedere che nonostante il rialzo dei prezzi degli energetici, l’inflazione a febbraio è rimasta contenuta. La produzione industriale non è variata rispetto al mese precedente, il cui dato è stato però rivisto. Delude invece la fiducia dei consumatori. Le famiglie sembrano temere l’aumento dei prezzi. Tutti questi elementi non sembrano escludere il terzo quantitative easing della Federal Reserve. In quest’ottica sarà importante osservare la prossima settimana i dati del mercato immobiliare e i discorsi di Bernanke e degli altri membri della Fed.

Italia:  Ftse Mib prima chiusura sopra 17.000 punti da luglio 2011

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in rialzo dello 0,52% a 17.081 punti. L’indice ha confermato per la prima volta da luglio 2011 la chiusura della settimana sopra i 17.000 punti. La prossima resistenza resta 17.250 e poi 17.800 punti. Contrastati i bancari, con prese di profitto intense su Banco Popolare (-1,6%) e Monte dei Paschi di Siena (-1,17%). Recupera le perdite nel finale Fondiaria Sai (-1%) dopo che il consiglio di amministrazione ha confermato l’aumento di capitale da 1,1 miliardi di euro. Ieri sera Unipol (+0,7%) ha approvato il piano industriale 2012-2015 che prevede un utile tra tre anni di 970 milioni di euro, al termine dell’aggregazione con Fondiaria e Milano Assicurazioni. Bene Impregilo che avanza del 4,07% dopo che Salini ha fatto sapere di aver portato la propria quota nella società a 22,4%.

Valute: euro/dollaro ai massimi da due sedute dopo dati Usa

Tra le valute, fortissimo apprezzamento dell’euro contro il dollaro subito dopo i dati Usa odierni. Gli investitori hanno venduto dollari dopo che l’inflazione di febbraio ha mostrato un’accelerazione in linea con le attese a febbraio. Sembra che il dato odierno non esclude un ulteriore quantitative easing da parte della Fed. Il cross si è spinto ai massimi da martedì scorso a 1,3190. Il livello di 1,31 ritorna così ad essere supporto, mentre la principale resistenza resta 1,3220. Si deprezza la valuta statunitense contro lo yen. Il cambio torna sui minimi di ieri a 83,30 e il successivo passa per 82,5. La resistenza resta a 84,20, massimo toccato nella notte di ieri.

Macro: dati Usa non convincono gli operatori

Sul fronte macro, l’indice di fiducia preliminare di marzo dell’Università del Michigan si è attestato a 74,3 punti dai 75,3 di febbraio. Invariato il dato sulla produzione industriale, sempre di febbraio, mentre quella manifatturiera ha mostrato un rialzo dello 0,3% su base mensile. Deboli il comparto minerario e delle utilities. Da precisare che è stato rivisto al rialzo il dato di gennaio (a +0,4% m/m da invariato). Come atteso, lieve accelerazione dell’inflazione a febbraio (+0,4% m/m da +0,2% di gennaio). Il maggior contributo è arrivato dal comparto degli energetici (+3,2% m/m).

Titoli di Stato: spread sotto 280 pb

Sul fronte governativo, non sono attese aste di rilievo oggi. Lo spread tra il rendimento del decennale italiano e quello tedesco ha toccato nuovi minimi nel pomeriggio a 279 pb.

Commodity: oro recupera terreno dopo dato inflazione Usa

Tra le commodity, riduce le perdite l’oro dopo i dati sull’inflazione. Il prezzo spot del metallo giallo si è riportato sui livelli della notte a 1.655 dollari/oncia, dopo aver testato nuovamente 1.640 dollari poco prima dei dati Usa. Vira in positivo il petrolio che si appresta a testare la resistenza a 106 dollari/barile, dopo aver trascorso l’intera mattinata a 105,5 dollari. La principale resistenza resta a 107,00, mentre il supporto resta collocato a 104,5.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy