Il governo Monti ha deciso di tagliare numerosi enti reputati inutili o comunque non abbastanza remunerativi per le casse dello stato. In questo insieme è entrato anche l’Ente per il microcredito, nato l’anno scorso e presieduto da un deputato del PdL.

Uno degli enti definiti non essenziali, finito sotto la scure della spending review, è stato l’Ente per il microcredito. Come per gli altri enti “tagliati”, le sue attività possono essere assorbite all’interno dei ministeri cui fanno riferimento.

Una sorta di razionalizzazione che coinvolge parecchi enti istituiti decenni fa che oggi non hanno più ragione di esistere. L’Ente per il microcredito, invece, istituito appena un anno fa, quando l’Italia era già in una condizione critica, è da considerare come un regalo “non gradito” fatto dal Governo Berlusconi al nostro paese.

Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto sulla spending review, dunque, l’Ente nazionale per il microcredito sarà soppresso e quest’azione dovrebbe portare nelle casse dello stato qualcosa come un miliardo di euro per l’anno in corso e tre miliardi di euro per il 2013.

Tra gli obiettivi di questo ente, istituito tramite decreto legge, c’erano la promozione della conoscenza del microcredito come strumento d’aiuto per lo sradicamento dalla povertà e l’agevolazione dell’esecuzione di progetti di cooperazione  favore di paesi in via di sviluppo.